giovedì 22 marzo 2018 Bonus esaurito

Mister Fabio Liverani
Mister Fabio Liverani

Ancora un deludente e per certi versi inatteso stop interno per il Lecce nel match con la Fidelis Andria, che non compromette il cammino della capolista, ma lascia l'amaro in bocca per il modo in cui è maturato, con il doppio vantaggio conseguito nella prima mezz’ora. E’ un fatto che il Lecce non riesca a sferrare il colpo del KO quando sarebbe opportuno cercarlo con maggiore determinazione. Resta immutato il distacco dal secondo posto, che adesso vede affiancati Catania e Trapani, e di fatto nulla è compromesso per il traguardo finale, ma ancora una volta il Lecce chiude una partita casalinga con il rammarico di non aver saputo approfittare di un'occasione favorevole.
Il Lecce parte bene schierando in attacco inizialmente Di Piazza e Torromino e proponendo un centrocampo più fisico con Selasi e Tabanelli ad affiancare Mancosu e Arrigoni. L'assetto scelto da Liverani dà i frutti sperati: il Lecce trova un agevole uno-due andando in goal con Di Piazza al 21’ e pochi minuti dopo (29’) con Mancosu, ma non capitalizza la favorevole situazione del doppio vantaggio e si fa infilare poco dopo dal gol andriese di Tiritiello, sugli sviluppi di un calcio d’angolo.
La ripresa si apre con un Lecce determinato a conseguire il risultato pieno; i tentativi giallorossi trovano però una Fidelis ben disposta a copertura della propria metà campo e che non rinuncia a rendersi pericolosa con alcune ripartenze. Proprio in uno dei rari rovesciamenti di fronte Legittimo, fino a quel momento convincente sia nella fase difensiva che nelle sortite lungo la fascia, perde il tempo della chiusura su Di Cosmo e si fa superare; il giocatore andriese può così arrivare sul fondo e scaricare a beneficio di Taurino pronto al tap-in nell’area piccola di Perucchini. Il Lecce dilapida così un capitale e si ritrova a dover inseguire i tre punti, dapprima con qualche incertezza, poi sempre più rabbiosamente ma, almeno fino all'80’, con buona lucidità. Liverani opera una serie di cambi per dare maggiore dinamismo all'azione offensiva, proponendo prima Tsonev e Caturano al posto di un incerto Selasi e di Torromino, e successivamente giocando le restanti carte con gli inserimenti di Costa Ferreira, Persano e Lepore. Sono scelte che in effetti non incidono in modo significativo sull’andamento del match che si chiude con assalti frenetici e inconcludenti che non creano seri pericoli alla porta degli ospiti.
La delusione per quella che ci si aspettava essere una partita decisiva è certamente forte: il vantaggio dei giallorossi resta invariato mentre si consuma un altro turno di un difficile e sofferto torneo, ma questo non attenua il disappunto per aver mancato un appuntamento importante, anche se non fondamentale, di fronte al pubblico di casa e per non aver sfruttato una circostanza favorevole per gestire con serenità la volata finale.
A queste considerazioni, di per sé non confortanti, si aggiungono le perplessità che derivano dal constatare che, ormai da molte partite il Lecce è incapace di trasformare in vantaggio effettivo l'enorme differenza di potenziale tecnica e fisica rispetto agli avversari di turno. Persiste la difficoltà nel creare trame offensive convincenti, si ripropone da una settimana all’altra una sterilità offensiva preoccupante se si pensa alla qualità del parco attaccanti e, anche quando la squadra trova la via della rete grazie a episodi favorevoli o ai colpi vincenti dei suoi uomini di maggior talento, ottenere il risultato pieno diventa puntualmente una fatica improba. In definitiva il Lecce muove un altro piccolo passo in un finale di campionato che non si può definire impervio e forse nemmeno in salita, e anche questa volta arranca ma non crolla, sorretto dalla consapevolezza di poter fare risultato pieno su qualunque campo, ma altrettanto scosso dalla coscienza che qualunque squadra, anche di bassa classifica, è attualmente in condizione di trasformare ogni partita in una sofferenza. Occorre più attenzione, più cautela e molta più rabbia agonistica; occorre anche un po’ del genio e della baldanza da tempo smarriti. L'obiettivo è ancora lì, a portata di mano, ma non si può più abbassare la guardia. Avanti Lecce, avanti.

(o-w.k.)