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Il maestro, e nessun altro si può definire tale, ha lasciato a Lecce una mentalità che prima di allora non avevamo mai avuto, ha aperto nuovi orizzonti e ci ha permesso di guardare il calcio in un modo totalmente diverso. A noi non è mai interessato vincere nulla, non abbiamo mai avuto pretese di vittoria, ci siamo sempre accontentati di raggiungere il traguardo minimo, e lo abbiamo fatto sempre soffrendo. Con il maestro invece abbiamo sempre guardato l'avversario negli occhi a testa alta, e abbiamo scorto in lui la paura. Si perché noi, non eravamo la squadra da battere, eravamo un incubo per tutti. Emblematica la gara Milan-Lecce a San siro, dove un Lecce in 10 costrinse i rossoneri a passare un secondo tempo all'interno dell'area di rigore, con kaka Crespo e shevchenko rintanati in area di rigore, che buttavano i palloni in tribuna. 70000 di San siro in assoluto silenzio, si sentivano solo i 3000 leccesi, al fischio finale tripudio sugli spalti e grossi abbracci fra i milanisti, il Lecce aveva perso, ma i rossoneri avevano tanta cacca nelle mutande. Il nostro obiettivo non era vincere, il nostro obiettivo era diventare un incubo per gli avversari e lo abbiamo fatto sempre... Eterna gratitudine al maestro! E tanti auguri Lecce mio, forte come pochi e tenace come solo i salentini sanno esserlo.

buto®