venerdì 08 aprile 2011 Daspo di Roma, gli ultras leccesi vincono il ricorso

ROMA – Annullate sei delle ventisette diffide comminate nei confronti di ultras del Lecce all’ombra del Colosseo. I tifosi del club giallorosso ai quali era stato vietato l’accesso alle manifestazioni sportive, dopo fatti avvenuti a Roma il 30 ottobre del 2010, e che hanno vinto il ricorso presentato davanti al Tar del Lazio, potranno tornare a sedersi sugli spalti del “Via del Mare” e di altri stadi italiani. Una sentenza che potrebbe fare da apripista anche per altri. Cioè, il grosso del gruppo, composto da coloro che non hanno potuto o voluto sfilare davanti ai giudici amministrativi, per i motivi più svariati. A partire dalle spese, non proprio basse, per sostenere l’appello. Se, infatti, come sembra, i legali faranno richiesta di archiviazione al pubblico ministero, usando come “ariete” proprio l’odierna sentenza, ci sarà comunque speranza per tutti.
L’impianto accusatorio s’è incrinato, dunque. Il castello, questa mattina, è crollato davanti al Tar del Lazio. E per diversi motivi. Innanzitutto, perché alcuni fatti non sarebbero verificabili in modo così netto da poter additare i responsabili con certezza assoluta. E si parla della questione riguardante un fumogeno acceso nel corso della gara. Poi, ed è l’aspetto peculiare della sentenza, perché in altri casi non sussisterebbero, di base, le condizioni che fanno scattare la diffida, previste dalla legge 401 del 1989. Addio Daspo, dunque, anche per gli episodi contestati nei pressi della stazione Termini. Cioè, un’ipotetica interruzione di pubblico servizio ed il rallentamento del treno dovuto all’azione del freno d’emergenza.
La battaglia è stata condotta dagli avvocati Lorenzo Contucci, romano, e Giuseppe Milli, leccese, che fin dalle prime battute avevano creduto nella possibilità di fare breccia nelle menti nei giudici, portando argomentazioni piuttosto convincenti (leggi). Fra cui, diverso materiale fotografico. E devono essere state piuttosto solide, le argomentazioni, se è vero che il Tribunale amministrativo regionale del Lazio (presidente Linda Sandulli) ha emesso un’ordinanza che ribalta quanto stabilito in prima istanza, con le diffide firmate dal questore di Roma, Francesco Tagliente.
Gli avvocati, per ora, non anticipano molto e attendono la stampa per domani mattina. Una conferenza è stata convocata presso lo studio legale di Giuseppe Milli, proprio per illustrare i dettagli della sentenza e le prossime mosse. Ma qualcosa si può già dedurre. Per l'accensione di un fumogeno dagli spalti, rispondevano in quattro. Un atto di folklore, che, sebbene severamente vietato dalle disposizioni vigenti, continua ad essere perpetrato dalle curve di tutta Italia ogni domenica. Il materiale condotto dai legali potrebbe quindi aver convinto i giudici a ritenere che non vi sia certezza sull’autore materiale dell’accensione, né che, chi si trovasse davanti in quel momento, stesse tentando coscientemente di fare scudo con il corpo ed evitare l’identificazione a distanza.
Infine, altri rispondevano di vicende avvenute alla stazione Termini, dopo l’incontro di calcio fra Roma e Lecce. I tifosi salentini sono stati fermi a lungo dentro lo stadio Olimpico per l’identificazione, che ha riguardato novantasette di loro, e sono arrivati allo scalo ferroviario quasi a ridosso della partenza del treno per fare rientro a casa (più di qualcuno aveva lasciato l’auto parcheggiata a Frosinone). Qui, però, anche l’alt della polizia: niente convoglio senza biglietto. Qualcuno lo avrebbe fatto, altri avrebbero aggirato il blocco, salendo comunque a bordo. E sarebbe anche stato tirato il freno, per attendere gli amici rimasti a terra. Tutti fatti per i quali, si può ipotizzare, non sarebbe legittimo un Daspo.
Per l'avvocato Milli si tratta di una "clamorosa vittoria di tutta la tifoseria leccese, ingiustamente allontanata per dieci gare dalla sua squadra del cuore. E che vi sia correlazione tra i fatti di Roma ed il blocco delle trasferte imposte dall'Osservatorio sulle manifestazioni sportive, non lo dice solo la logica - commenta -, ma anche il questore di Bologna, Luigi Merolla. Nella trasferta successiva, proprio a Bologna, durante una conferenza stampa, commentando il divieto di trasferta imposto dal Cams, disse che 'i tifosi leccesi sono stati puniti per i fatti gravissimi di Roma-Lecce'. Non mi sembra - conclude Milli -, leggendo le motivazioni del Tar, che i fatti siano stati gravissimi, tantomeno che potessero intergrare una fattispecie penale".
Link: il testo della sentenza
(www.lecceprima.it)

giovedì 06 gennaio 2011 Lecce-Bari, sequestro 14 bombe carta

(ANSA) - LECCE, 6 GEN - Quattordici bombe carta sono state sequestrate dalle forze dell'ordine durante l'attivita' di bonifica preventiva compiuta nell'area intorno allo stadio di Via del Mare. Gli ordigni - secondo la Digos di fattura artigianale e confezionati con materiale altamente deflagrante - sono stati trovati in una busta di plastica tra gli alberi nell'area a ridosso tra la curva nord e la tribuna est. La scientifica ha proceduto al rilevamento delle impronte digitali per risalire agli eventuali responsabili.
(http://www.ansa.it)

giovedì 06 gennaio 2011 Aggredirono Diamoutene incastrati da video e foto

LECCE (5 gennaio) - Una foto e un video hanno incastrato i presunti autori dell’aggressione al difensore maliano Souleymane Diamoutene. I loro nomi, Juri Zecca, di 18 anni, e Marco Falbo, di 22, entrambi di Lecce, compaiono fra i 37 indagati della Procura nell’ambito dell’inchiesta sul tifo violento e sull’esistenza di un’associazione per delinquere che avrebbe curato le azioni della frangia più violenta dei tifosi giallorossi. Dalle carte delle indagini, ora che è stato notificato l’avviso di conclusione, emergono alcuni particolari sull’identificazione dei due presunti aggressori del difensore maliano. L’episodio è avvenuto il 2 dicembre scorso durante un allenamento nel campo sportivo di Calimera. Un gruppo di tifosi, giunto sul terreno di gioco, circondò i giocatori e, poi, aggredì Diamoutene che venne strattonato e minacciato per avere indossato in passato la maglia del Bari. Qualcuno tentò anche di togliergli la casacca giallorossa. L’intervento degli altri giocatori del Lecce e dell’allenatore mise fine all’aggressione. Gli ultrà si spostarono sulle tribune da dove furono lanciati fumogeni e bombe carta. Diamoutene, per quell’episodio, ha presentato querela. E, sentito dagli agenti della Digos, ha riconosciuto nella foto di Zecca uno dei suoi aggressori. Falbo è stato individuato in maniera diversa. I poliziotti hanno acquisito un video registrato durante l’aggressione a Diamoutene. Nelle immagini si vede un tifoso che indossa un giubbotto celeste e che mette le mani sul giocatore. Dal colore del capo di abbigliamento, gli investigatori sono risaliti a Falbo che, quella sera, indossava proprio un giubbino simile. L’inchiesta sul tifo violento è uscita allo scoperto nel maggio del 2009 quando furono eseguiti anche 14 arresti fra carcere e domiciliari. Da allora le indagini sono andate avanti. Sono state estese ad altri episodi. E ci sono stati nuovi indagati. Così oltre ai nomi di Falbo e di Cezza, sono entrati nell’inchiesta anche quelli di Vito Cristian Baglivo, 36 anni, di Lecce; di Alessandro Bosco, 27 anni, di Lecce; di Andrea Capasa, 26, di Lecce; di Rocco Durante, 26, di Leverano; di Giuseppe Feudo, 40, di Lecce; di Andrea Ferreri, 35, di Lecce; di Marcello Impellizzeri, 22, di Lecce; di Gianluca Leone, 28, di Squinzano; di Antonio Peciccia, 25, di Lecce; di Salvatore Andrea Polimeno, 21, di Lecce; di Riccardo Signore, 18, di Lecce; di Giancarlo e Massimiliano Vincenti, 26, di Muro. A loro - a vario titolo - si contestano alcuni episodi avvenuti di recente: lancio di petardi allo stadio, minacce nei confronti di alcuni ultrà della curva nord che non volevano adeguarsi al silenzio proclamato contro la tessera dei tifoso; aver impugnato cinghie e tentato di aggredire tifosi della squadra avversaria. Erano già emersi, in occasione dell’operazione che il 27 maggio del 2008 portò all’esecuzione degli arresti, i nomi degli altri indagati: Gianluca Campilongo, 28 anno, di Carmiano; Stefano Chironi, 30 anni, di Lecce; Leo De Matteis, 30, di Lecce; Salvatore De Matteis, 32, di Lecce; Andrea De Mitri, 35, di Lecce; Simone De Mitri, 31, di Surbo; Gaetano De Pascali, 22, di Muro; Giampiero Greco, 27, di Merine; Gianluca Greco, 37, di San Cesario; Cristian Grieco, 36, di Lecce; Marco Malinconico, 25, di Lecce; Stefano Melli, 36, di Lecce; Juri Palazzo, 23, di Lecce; Marco Pennetta, 38, di Lecce; Claretta Pindinello, 24, di Racale; Alberto Pino, 56, di Lecce; Carmine Quarta, 26, di Surbo; Nicola Luciano Rizzo, 31, di Carpignano; Antonio Paolo Rolli, 30, di Leverano; Andrea Sammati, 37, residente a Castromediano; Marcello Santopietro, 35, di Lecce; Pier Vincenzo Spagnolo, 33, di Campi. «Riguardo il procedimento per il quale sono state concluse le indagini - precisa l’avvocato Giuseppe Milli, difensore di diversi indagati - invito tutti ad attendere gli esiti del processo, sempre se sarà celebrato, e ricordo che rispetto alla originaria imputazione la Corte di Cassazione, sia pure in sede cautelare, ha avuto modo di fare già importanti chiarimenti in merito. Non aggiungo altro se non che non sempre è oro quello che luccica».
(http://www.quotidianodipuglia.)

giovedì 02 dicembre 2010 Insulti ed aggressione - Paura per Diamoutene

Episodio da dimenticare a Lecce. Alcuni ultrà salentini sono entrati sul terreno di gioco dello stadio di Calimera, dove la squadra si stava allenando, e hanno insultato il difensore Souleymane Diamoutene. Gli ultrà pretendevano che il nazionale del Mali si sfilasse la maglia e un paio di loro hanno tentato di farlo con la forza. Per alcuni momenti si è temuto lo scontro fisico, qualcuno ha anche messo le mani addosso al giocatore. L'intervento dei compagni di squadra e dell'allenatore De Canio è servito a riportare la calma, mentre Diamoutene è tornato negli spogliatoi.
Dopo un breve conciliabolo tra la squadra e gli 'ultra', questi ultimi hanno lasciato il terreno di gioco e si sono sistemati sugli spalti. La seduta di allenamento è quindi ripresa, con Diamoutene che ha raggiunto nuovamente i compagni di squadra, ma a quel punto gli 'ultra' hanno ricominciato a lanciare cori offensivi nei confronti del calciatore, che dopo pochi minuti ha lasciato l'allenamento tornando definitivamente negli spogliatoi. [...]
Souleymane Diamoutene ha successivamente chiarito gli eventi: "Non c'è stato alcun insulto razziale, solo offese personali sui miei trascorsi con la maglia del Bari". Il giocatore ribadisce che le frange più intolleranti dei sostenitori leccesi non gli perdonano di aver vestito lo scorso campionato i colori biancorossi e gli ripetono sempre: 'Sporco barese'.
"Sono dispiaciuto per quanto è successo - racconta il giocatore - mi sono venuti contro, mettendomi le mani addosso e cercando di sfilarmi la maglia di gioco. Nonostante l'accaduto sono molto sereno. L'unico mio cruccio è che oggi non mi sono potuto allenare regolarmente con i miei compagni. Sono andato in palestra, anche per stare un pò più tranquillo. Ora pensiamo solo e soltanto alla gara di domenica contro il Genoa. Poi avremo modo e tempo di parlare con la società. Io qui a Lecce sto bene: volevo rimanere e voglio rimanere. E' normale che tutte le valutazioni del caso, anche alla luce di quanto è accaduto questo pomeriggio, dovrò farle con la società".
(http://www.repubblica.it)

lunedì 01 novembre 2010 Roma-Lecce, ultrà pugliesi scatenati

L'esplosione di due petardi alla Stazione e quella della rabbia di Totti in campo sono stati gli episodi più vistosi della partita Roma-Lecce che si è giocata sabato all'Olimpico.
Ma le intemperanze, e in qualche caso le violenze, si sono manifestate con un teppismo capillare che, assemblando tutti gli episodi, trasferisce la giornata sportiva nelle pagine della cronaca. Una "vigilia" che mette apprensione in vista del derby Lazio-Roma del 7 novembre. Da domani, infatti, in Questura cominceranno i cosiddetti "tavoli tecnici" per organizzare la sicurezza in occasione della stracittadina.
Ma quella di sabato scorso, intanto, è stata una serata impegnativa per polizia e carabinieri perché i supporter pugliesi hanno acceso fumogeni e lanciato petardi già lungo il percorso di avvicinamento allo stadio. E, una volta dentro l'Olimpico, hanno proseguito.
Ma già all'ingresso, dove le forze dell'ordine avevano organizzato il prefiltraggio, molti tifosi del Lecce si sono disfatti di alcuni oggetti vietati, gettandoli tra i cespugli. Li sono stati trovati e sequestrati una bomba carta, sette petardi, tre fumogeni e un asta di ferro.
Ma evidentemente si trattava di una parte dell'arsenale perché alla fine del primo tempo della partita, da un gruppo di quattro persone è stato scagliato un petardo in direzione del campo da gioco. In questo caso, però, il sistema di videosorveglianza gestito dalla Questura è riuscito a individuare i "bombaroli" che sono stati poi bloccati e identificati all'uscita. Si tratta di F.M. 22 anni, Z.Y. 18 anni, S.M. 31 anni e M.A. di 33 anni, per i quali è scattata la denuncia per «lancio di artifizi pirotecnici in occasione di manifestazioni sportive».
Per tutti il questore di Roma Francesco Tagliente ha anche adottato il "daspo" per la durata rispettivamente di tre anni per i primi tre, e di quattro anni per il quarto.
"Daspo" di tre anni e stessa denuncia anche per un altro tifoso leccese, "immortalato" mentre accendeva un fumogeno all'interno del settore da dove avrebbe dovuto assistere alla partita. Ancora un "daspo" è scattato per un sostenitore della squadra pugliese, trovato nel corso dei controlli di prefiltraggio in possesso di un fumogeno. Per lui la durata del provvedimento è di due anni.
Al termine della gara, 97 tifosi ospiti, sono stati identificati e ascoltati anche per quanto era avvenuto nel pomeriggio alla stazione Termini, dove erano scoppiati due petardi ed era stato danneggiato un vagone del treno arrivato da Lecce. A carico di tutti è stata redatta informativa di reato alla Magistratura.
Sembrava finita lì. Ma in tarda serata, quasi notte, la stazione Termini è tornata a essere teatro di disordini. Da lì, infatti, sarebbe partito il convoglio per il rientro a Lecce.
Ventitré supporter, dei novantasette fermati, sono saliti sul treno senza pagare il biglietto. Trenitalia, quindi, non ha dato l'autorizzazione per la partenza del convoglio. Poliziotti e carabinieri, che avevano scortato questi tifosi leccesi fino alla Stazione, sono stati costretti a salire sul vagone per far scendere quelli che non volevano pagare il biglietto. Poi il treno è partito normalmente. Mentre i fermati venivano accompagnati al posto di Polizia, altri quattro (due dei quali già sottoposti a "daspo" un'ora prima allo stadio), hanno tirato il freno di emergenza interrompendo così la marcia del convoglio.
A quel punto non è rimasto che portare tutti in Questura dove, ai due già sottoposti a "daspo", è stato aumentato il provvedimento fino a cinque anni con obblighi e prescrizioni.
Per gli altri ventuno è stato adottato e già notificato nel corso della notte il provvedimento di "daspo": per 13 per la durata di un anno: di due anni per gli altri quattro; di tre anni per gli ultimi due.
(Il Messaggero, Cronaca di Roma)

lunedì 13 settembre 2010 Comunicato Ultrà Lecce

“Giunti alla prima uscita casalinga stagionale gli ultrà lecce ritengono opportuno fare chiarezza sulla linea che adotteranno per tutto il campionato a seguito dell’introduzione della tessera del tifoso. Questo non è certo il primo giro di vite ai danni degli ultras e non sono certo pochi i bocconi indigesti che si è dovuto e comunque voluto mandare giù,dai biglietti nominali agli stadi lager,dai costi proibitivi dei biglietti agli inutili tornelli. E non si può dire che gli ultras non siano abituati a essere sistematicamente sorvegliati e puniti spesso pretestuosamente e a essere vessati anche al di là delle loro responsabilità effettive. Tutto ciò lo abbiamo sempre messo in conto coscienti della nostra carica conflittuale per quanto impolitica. Alla luce di questa congenita diversità rispetto ad un normale tifoso, abbiamo sempre e dovunque seguito i nostri colori a modo nostro e incitato incondizionatamente la nostra maglia,anteponendola ai suoi indossatori mercenari prodotto di un calcio ormai in putrefazione e dominato dal dio denaro. Il nostro non è però mai stato semplice folklore ma qualcosa di più raro e fiero che chi non è mai stato in una curva non potrà mai capire. Gli ultrà lecce non hanno mai fatto quello che la maggioranza conformista si aspettava da loro e hanno usato come parametro delle proprie decisioni solo e soltanto il coerente rispetto dei propri principi dimostrando di saper fare anche dolorose scelte di libertà come quella di rinunciare ai propri striscioni per non sottostare a una discrezionale e umiliante autorizzazione della questura..Ora con la piena operatività di questo liberticida strumento di schedatura qual è la tessera del tifoso si vorrebbe da una parte consacrare il tifoso “ufficiale”,buono,servile e fidelizzato nonché ghiotto cliente per le banche e supino spettatore del baraccone calcio-moderno,dall’altra eliminare quanti non si adeguano a questo nuovo scenario o comunque relegarli a semplice strumento di folklore perché gli stadi non assomiglino poi troppo a spettrali cimiteri. Ed è proprio qui che il giocattolo si rompe!La curva nord non diventerà mai un juke-box! Nel nostro settore regnerà un surreale e consapevole silenzio perché a nostro avviso il continuare a cantare come se nulla fosse accaduto rappresenterebbe un asservimento al volere di chi ha ideato questa stretta repressiva senza precedenti. Non tiferemo PER TUTTO IL CAMPIONATO perché non esistono i basilari presupposti di libertà e andremo incontro a una DOLOROSA presa di posizione che per noi rappresenta tuttavia l’unico strumento nelle nostre mani per cercare di incidere sull’attuale stato delle cose. Non si obietti che cosi facendo si trascura il Lecce , i Colori e la Fede . Noi per primi ne siamo consapevoli ma tali “valori” , oggi, nel momento in cui non ci sentiamo Liberi neanche di manifestare le proprie idee e ci viene negato ogni margine di agibilità non omologata, assumono una valenza secondaria rispetto alla Dignità di Uomo individualmente e collettivamente intesa. In trasferta cercheremo di essere presenti ovunque, occupando settori diversi da quelli dove è necessario il possesso della tessera in piena coerenza con il nostro modo di intendere il vivere ultras”.
Ultrà Lecce
(http://www.ultrasblog.biz)

lunedì 24 maggio 2010 Guerriglia tra ultrà in A14: 9 arresti, 2 agenti contusi

Ancona, 24 maggio 2010 - Scene di guerriglia la scorsa notte lungo il tratto autostradale marchigiano della A14. In ben tre aree di servizio si sono verificati scontri che hanno coinvolto decine di supporter del Lecce, del Pescara e del Crotone. Il bilancio finale è di un paio di agenti contusi e nove tifosi del Pescara arrestati con l’accusa di concorso in rapina aggravata, a cui vengono contestati anche i reati di lesioni personali e danneggiamento. Per loro scatterà anche il divieto di assistere a partite di calcio e ad altri avvenimenti sportivi. Anche diversi tifosi leccesi sono rimasti feriti nei tafferugli, ma tutti hanno rifiutato le cure del pronto soccorso.
Gli incidenti più gravi sono scoppiati nell’area di servizio Metauro Ovest, a Mondolfo (Pesaro Urbino), dove una ventina di teppisti del Pescara ha aggredito un gruppo di tifosi del Lecce di ritorno dalla partita Vicenza-Lecce. Gli abruzzesi, armati di sassi, pietre e bastoni, hanno rapinato i pugliesi di denaro, sciarpe con i colori del Lecce, felpe, occhiali da sole, borsoni e altri oggetti, per poi dileguarsi a bordo di due furgoni e varie autovetture.
I leccesi però hanno preso il numero di targa di uno dei due automezzi, un Ford Transit, e hanno avvertito la polizia. Poco dopo, al km. 187 sud, i poliziotti della Stradale sono riusciti a bloccare il furgone segnalato e ad arrestare i nove ultrà a bordo, tutti residenti a Pescara: i gemelli D. R. e A. R., 22 anni, M. D., 29, B. F., 32, F. I., 19, L. D., 27, A. A., 22, L. P. e M. P, entrambi ventenni. Sequestrato il materiale rubato, compresi alcuni biglietti del treno per Lecce, oltre a quattro pietre, bastoni, sassi e cinture utilizzate per picchiare gli avversari. L’udienza di convalida dell'arresto è in programma domani, mentre gli investigatori stanno cercando di rintracciare il secondo furgone sfuggito ai controlli.
Un'altra pattuglia della polizia stradale era dovuta intervenire nell’area di servizio Foglia Sud, dove altri gruppi di ultrà del Crotone, del Lecce e del Pescara si stavano picchiando, dopo aver rapinato generi alimentari per migliaia di euro nell’autogrill. I due agenti hanno cercato di riportare la calma fra le tre tifoserie rivali, e sono stati a loro volta aggrediti. Verso le 23 infine è partita una sassaiola fra supporter del Lecce e del Pescara nella stazione di servizio Conero Sud, sedata dall’intervento di pattuglie inviate dalla Questura di Ancona. Una settantina, fra poliziotti e carabinieri, gli uomini impegnati a contenere gli assalti dei supporter nelle tre aree di servizio prese di mira.
(http://www.ilrestodelcarlino.i)

mercoledì 14 aprile 2010 A giudizio 8 ultras del Lecce

Si celebrerà il prossimo 16 giugno, davanti alla quarta sezione penale del Tribunale di Torino, il processo che vede sul banco degli imputati numerosi ultras della squadra giallorosa che, dopo la partita di calcio Torino-Lecce, valevole per il campionato nazionale di serie A 2008/2009, furono fermati dalla DIGOS della Questura di Torino perché ritenuti presunti responsabili degli scontri con la tifoseria granata prima della partita e autori del lancio di petardi durante la gara all'interno dello stadio Olimpico di Torino. I fatti si riferiscono al pomeriggio del 31 agosto del 2008. Alle 13,30 un gruppo di tifosi del Lecce, a bordo di due minibus, dopo aver eluso il servizio di scorta, opportunamente predisposto all'imbocco della Tangenziale Torino Nord, uscita Trofarello (TO), entravano in città, in direzione dello stadio Olimpico, percorrendo Corso Giovanni Agnelli. Giunti all'altezza di Corso Sebastopoli, accortisi della presenza dei tifosi del Torino, in particolare i gruppi facenti parte i c.d. Ultras Granata della Curva Maratona, lì concentratisi in attesa di accedere all'interno dell'impianto sportivo, aprivano le porte dei suddetti mezzi ed urlando slogans offensivi tipici dello stadio, attiravano la loro attenzione e la loro conseguente reazione. Nello specifico dal furgone nero venivano anche esplosi alcuni petardi e/o bombe carta. Dalla Piazza D'Armi, lì prospiciente, alcuni tifosi si staccavano dal proprio gruppo, urlando a loro volta slogans offensivi, tentavano di raggiungerli per affrontarli in modo cruento. Mentre i furgoni procedevano a velocità ridotta inseguiti dai tifosi torinisti intervenivano gli agenti della Digos della Questura di Torino intimando a quei tifosi del Torino che man mano incontrava di fermarsi. Nella circostanza però un tifoso del Torino riusciva a raggiungere la tifoseria giallorosa lanciando un oggetto contro il vetro posteriore di un minubus infrangendolo. Alcuni tifosi giallorossi erano scesi dai mezzi e si trovavano sulla sede stradale in evidente stato di agitazione; alcuni di essi, la maggior parte dei quali abbigliati con t-shirt di colore rosso recanti scritte riferibili alla "curva Nord Lecce", impugnavano delle cinture ed erano travisati con cappucci ed altro.Intervenivano gli agenti della Digos che invitava tutti i presenti a salire immediatamente sui rispettivi veicoli, per scongiurare ogni possibile ulteriore contatto con la tifoseria granata. Successivamente i mezzi che trasportavno i tifosi giallorossi continuavano la loro corsa fino al settore ospiti dello Stadio. Una volta entrati in detto settore, gli occupanti dei mezzi scendevano immediatamente dai veicoli e si confondevano con alcuni degli altri sostenitori leccesi, nel frangente già presenti in loco. Tuttavia, nel settore prefiltraggio, venivano tutti identificati all'atto del loro ingresso allo stadio. Successivamente, poco prima dell'inizio della partita di calcio, nel settore ospiti (1°anello) ove avevano preso posto i tifosi leccesi, fra cui gli occupanti dei minivan, veniva fatto esplodere un petardo. Al termine della partita, dopo il deflusso dei tifosi di casa, la DIGOS eseguiva la perquisizione dei minibus della tifoseria giallorosa ove rinveniva all'interno degli stessi diversi materiali atti ad offendere. Qualche mese dopo, il Questore della provincia di Torino vietava agli ultras giallorossi, presuntivamente identificati nei suddetti fatti, il divieto d'accesso agli stadi ove si disputino gli incontri di calcio per la durata di un anno. La rilevanza penale degli stessi episodi, invece, sarà affrontata il 16 giugno prossimo davanti alla quarta sezione penale del Tribunale di Torino. A difendere gli imputati saranno gli avvocati Sergio Santese e Francesco Spagnolo del foro di Lecce e l'avv. Giulio Colosso del foro di Torino.
(http://www.iltaccoditalia.info)

mercoledì 13 gennaio 2010 Ultrà, respinto il ricorso. Per due cade associazione

LECCE - La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dal procuratore aggiunto Ennio Cillo contro il pronunciamento con il quale il Tribunale del riesame aveva fatto cadere l’accusa di associazione a delinquere nei confronti di due dei quattordici ultrà del Lecce che vennero arrestati dalla Digos lo scorso 29 maggio. Si tratta di Stefano Melli, difeso dagli avvocati Giuseppe Milli ed Anna Grazia Maraschio, e Leo De Matteis, difeso da Luigi Rella e Romeo Russo.
Un risultato, quello che proviene da Roma, che assicura ai due indagati di affrontare un eventuale processo con una contestazione molto più lieve. Le motivazioni della decisione degli ermellini ancora non si conoscono, ma c’è da presumere come possano essere allineate con quelle addotte dal Riesame. Nel caso di Melli, accusato di essere presunto partecipante dell’organizzazione per il semplice fatto di vendere sciarpe e magliette fuori dallo stadio, il Riesame aveva accolto la tesi difensiva, secondo la quale avrebbe fatto sì, parte di un’associazione, avente come scopo solo quello di promuovere il tifo, e quindi con finalità assolutamente lecite.
Secondo gli avvocati difensori, un’accusa così pesante dovrebbe essere sostenuta da prove rigorose e non da una semplice presunzione, poiché la vendita di gadget non può essere ritenuta una circostanza dalla quale si potrebbe ricavare un coinvolgimento in attività illecite. Accusa caduta anche per Leo De Matteis, contro il quale il Riesame ha sostenuto non fosse emersa alcuna prova. Il fatto che De Matteis fosse in contatto con uno dei presunti leader degli ultrà Lecce, suo fratello Salvatore, non costituirebbe dunque una prova di appartenenza alla presunta associazione.
(http://www.lecceprima.it)

giovedì 28 maggio 2009 Tifosi arrestati: lanciarono bomba

LECCE — Con quattordici arresti scattati nella prima mattinata di ieri,gli uomini della Digos di Lecce hanno messo fuori gioco la frangia più turbolenta della tifoseria giallorossa. Il nucleo dei «duri » coagulati sotto l’insegna «Ultras Lecce» è stato decapitato con una raffica di provvedimenti restrittivi emessi dal Gip del Tribunale salentino, Ercole Aprile. Ma nell’inchiesta gli indagati sono in tutto 22. Fuori dal gioco, quello del calcio vissuto con sana passione sportiva, il blocco granitico della Curva Nord ci era finito fin da quando aveva cominciato a mischiare tifo e violenza. Un cocktail in cui l’odio cieco verso chi non professa la stessa fede calcistica può diventare ingrediente pericoloso se prevale, come è accaduto, su ogni altro sentimento. Il gip, nella sua ordinanza di 29 pagine, descrive fenomeni che con lo sport non hanno nulla a che vedere: episodi di teppismo, aggressioni, prevaricazioni, un’organizzazione verticisti­ca con tanto di capo ricono­sciuto e luogotenenti, una ca­pacità di progettare azioni violente contro le tifoserie av­versarie, di autogestione e au­tofinanziamento. Le ordinan­ze di custodia cautelare - set­te in carcere e altrettante ai domiciliari - sono motivate da accuse pesanti. A vario ti­tolo i quattordici arrestati so­no ritenuti responsabili di as­sociazione per delinquere fi­nalizzata a commettere atti di aggressione e violenza nei confronti di personale e mez­zi delle forze dell’ordine, vio­lenze contro altre tifoserie.
Non solo. Ci sono poi accuse di con­dizionamenti agli spettatori, interferenze nell’organizza­zione dell’attività sportiva della Us Lecce. Insieme al pre­sunto leader dell’organizza­zione, Salvatore De Matteis, detto «Toti», 31 anni, sono fi­niti in carcere Stefano Chiro­ni, 28 anni, Simone De Mitri, 20 anni, Cristian Grieco, 35 anni, Juri Palazzo, 35 anni, Marcello Santopietro, 33 an­ni, Luciano Nicola Rizzo, 30 anni, tutti leccesi. In stato di detenzione tra le pareti dome­stiche si trovano, gli altri set­te, tra cui un medico, Alberto Pino, 35 anni. L’elenco prosegue con Leo De Matteis, 29 anni, Andrea De Mitri, 34 anni, Stefano Melli, 35 anni, Carmine Quar­ta, 25 anni, Gianluca Greco, 36 anni, residenti Lecce, e Ga­etano De Pascali, 21 anni, di Muro Leccese. Le indagini so­no partite dopo il 16 marzo 2008, quando, durante il cor­teo non autorizzato con cui gli Ultras intesero festeggiare i cento anni del calcio lecce­se, una bomba contenente circa 800 grammi di tritolo venne lanciata sulla Land Ro­ver Discovery dei carabinieri, in viale Giovanni Paolo II. L’esplosione provocò un foro nel cofano della vettura e in­genti danni al motore, oltre che lo stordimento dei milita­ri che si trovavano nell’abita­colo. Gli inquirenti hanno in­dividuato quale autore del ge­sto Juri Palazzo, che perciò deve rispondere di tentato omicidio.
In quel frangente i carabinieri bloccarono due ragazzi, ma l’assessore comu­nale allo Sport, Massimo Alfa­rano (cui non viene mosso al­cun addebito), avrebbe chie­sto di lasciarli andare ritenen­doli estranei alla vicenda. Il capo della Procura di Lecce, Cataldo Motta, che ieri, in conferenza stampa, ha de­scritto l’indagine, si è soffer­mato sul gesto dell’ammini­stratore di Palazzo Carafa eti­chettandolo come non conso­no ad un rappresentante del­le istituzioni. Un indagato, nel corso di una telefonata in­tercettata dice: «Ho fatto una cosa che dovevo fare, mo mi sento bene, mi sono rilassato e me ne sto tornando». Frasi di compiacimento per lo scontro con forze dell’ordine e tifosi baresi cui aveva parte­cipato poco prima della parti­ta Lecce-Bari del 17 maggio 2008. Sulle bobine degli in­quirenti è incisa anche la regi­strazione di una conversazio­ne telefonica tra l’ex stella del Lecce, Javier Chevanton, e un altro indagato. Dal suo contenuto il gip desume che anche ai calciatori fosse chia­ro come la leadership del gruppo Ultrà appartenesse a «Toti» De Matteis. La Digos ha sequestrato una mazza di legno, una «croce Ninja» (ar­ma tagliente in metallo che si lancia facendola roteare), fu­mogeni e numerose foto di scontri tra tifoserie, conserva­ti come cimeli. «Acab», acro­nimo di All cops are bastard (Tutti i polizitti sono bastar­di) era stato fatto stampare dagli Ultras su magliette e cappellini.
(http://corrieredelmezzogiorno.)