martedì 19 febbraio 2019 Forza e consapevolezza

Andrea Arrigoni
Andrea Arrigoni

Lecce-Livorno non è stata soltanto una partita bella e palpitante, ripresa per i capelli con un guizzo di La Mantia in pieno recupero. Al di là dei tre punti, che consentono al Lecce di mantenere il ritmo delle prime della classe, la partita è stata ancora una volta un passaggio importante di questo campionato che aiuta a capire dove la squadra è in grado di arrivare. Questa volta non si tratta di ridimensionare prudentemente una splendida prestazione in cui la squadra ha rischiato di specchiarsi nelle sue indubbie qualità. Questa volta bisogna riconoscere che il Lecce ha trovato la forza di costruire una “piccola resurrezione” partendo dai suoi limiti e di raggiungere il traguardo soprattutto attraverso la determinazione e la ferocia agonistica piuttosto che attraverso il gioco.
Certamente va considerato che il Lecce mancava di pedine importanti: due uomini fondamentali in difesa (Lucioni e Bovo), che Meccariello e Marino non hanno fatto rimpiangere, e quasi tutti gli uomini attualmente titolari del centrocampo (Scavone, Petriccione e Mancosu). Senza voler bollare con un giudizio negativo i sostituti, che hanno fatto il loro pur sbagliando qualcosa, la differenza si è vista soprattutto nel ridotto dinamismo e nella limitata capacità di mantenere distanze ed equilibri nella parte nevralgica del campo. A ciò si aggiunga che il Livorno ha preso in mano la partita con grande convinzione, dopo un paio di tentativi salentini in avvio con La Mantia, e ha conquistato il centrocampo rendendosi più volte pericoloso a partire dal 20' con Giannetti, Kupic e Diamanti. Con i toscani in pressing costante sui padroni di casa e in assenza di un centrocampo tonico e mobile, gli uomini più tecnici, come Tabanelli e Tachsidis, sono stati schiacciati a ridosso della difesa leccese e sono risultati incapaci di supportare Falco nel tentativo di servire le due punte La Mantia e Palombi. Proprio da errori causati dal pressing degli avversari, oltre quella da qualche eccesso di confidenza, prima di Tabanelli e poi di Venuti, sono scaturiti i due gol di vantaggio con cui il Livorno ha chiuso il primo tempo: gli ospiti sono andati a segno prima con Bogdan (30'), con un tiro da fuori area che si insaccava alla sinistra di Vigorito, e con una replica sei minuti dopo a seguito di una serie di scambi ravvicinati che hanno portato al goal di Diamanti.
Il Lecce è apparso poco lucido anche al rientro in campo dopo l’intervallo: Liverani è stato però bravo a dare alla squadra un segnale forte inserendo una terza punta, Tumminello, al posto di Tabanelli e successivamente gettando nella mischia anche il quarto attaccante Saraniti. Pur recitando un insolito 4-2-4 estraneo al gioco leccese, i giallorossi riaccendono la partita e, trascinati da un Falco sempre superlativo (il giocatore non ha sprecato un solo pallone in tutta la partita) accorciano con La Mantia al 16' e raggiungono il pareggio con un preciso tiro da fuori di Arrigoni, giusto premio per una partita che ha visto ancora una volta un reduce della vecchia guardia dare il suo apporto con dedizione e spirito di sacrificio. Spinto dallo splendido tifo della Nord e indubbiamente avvantaggiato dalla superiorità numerica (espulsione di Fazzi, ancora una volta per merito della tecnica di Filippo Falco) il Lecce si riversa rabbiosamente nell’area toscana e corona la rincorsa al 92' con un tocco di La Mantia che dal vertice dell’area piccola spinge in porta il pallone che vale tre punti.
Il Lecce vede così la luce dopo un incubo durato 45 minuti. Ottiene tre punti fondamentali frutto soprattutto di determinazione e di forza, più che di raziocinio e tecnica. E’ la vittoria di Filippo Falco, sempre più snodo strategico del gioco leccese, del coraggio e della spinta di Fabio Liverani (vero dodicesimo uomo, scatenato nella sua area tecnica) ed è la vittoria delle cosiddette “seconde linee”, Marino e Arrigoni su tutti. E’ anche il segnale inequivocabile che il gruppo c’è, che segue con applicazione il progetto tecnico e societario, che è più che mai vivo e, a questo punto della stagione, consapevole del suo potenziale.

(o-w.k.)