domenica 10 marzo 2019 L'importante è partecipare?

Lecce-Foggia è stata una partita spigolosa, ruvida, sostanzialmente brutta anche perché giocata in modo molto accorto dalle due contendenti, ognuna per i propri obiettivi. Ma nello stesso tempo è stata una partita molto coinvolgente per la tensione emotiva che ha attraversato i diversi momenti sin dalla lunga vigilia, ancora piena di rancori e di sentimenti di rivalsa dall'una e dall'altra parte; ed è stata una partita vissuta con grande calore e con le consuete partecipazione e passione sugli spalti del Via del Mare. Se volessimo sintetizzare i 90 minuti di Lecce-Foggia potremmo dire: Lecce attento e consapevole del ruolo che in questa parte del campionato è chiamato a recitare; Foggia certamente non bello da vedere, ma estremamente concreto e disposto in campo in modo impeccabile, soprattutto nella fase difensiva; curva come sempre capace di un sostegno incessante, traboccante di passione e di attesa per questa partita e per un finale di campionato che nessuno avrebbe potuto immaginare così eccitante e pieno di promesse.
Il Lecce è apparso da subito padrone del campo e determinato verso l'unico risultato possibile, i tre punti. I giallorossi hanno condotto il gioco per lunga parte dell'incontro, senza concedere quasi nulla all'attacco foggiano e con Petriccione e Majer particolarmente in vena. Va però allo stesso tempo riconosciuto che il predominio tattico e di gioco non ha prodotto grandi risultati nell'intero arco della partita se si eccettuano una girata nel pieno dell'area degli ospiti da parte di Falco, bloccata dal portiere Leali, e un tiro da fuori particolarmente insidioso ad opera di Tachtsidis nel primo tempo. Poi sostanzialmente quasi nulla anche nella ripresa se si eccettua il goal, puntuale, di La Mantia al 14': servito di precisione da Petricione dalla tre quarti il centravanti, di testa, ha indirizzato il pallone quasi all'incrocio dei pali, battendo il portiere foggiano.
Per parte sua il Foggia ha fatto molto poco per ottenere dalla partita qualcosa di diverso che non fosse il minimo sindacale del punticino in trasferta. È vero che l'undici di Padalino scontava molte significative assenze, ma, ad eccezione del lottatore Kragl, sono mancati gli uomini migliori, che in molti precedenti avevano saputo fare molto male al Lecce (Mazzeo, Iemmello e Agnelli, per citarne alcuni). Tutto il Foggia è arrivato al 90' privo di forze e di idee, oltre che eccessivamente nervoso, finendo la partita in 10 per il rosso diretto comminato a Busellato.
Nel Lecce è apparsa buona la prestazione dei quattro in retroguardia, anche se poco impegnati, ma poco incisivo è stato, anche per merito degli ospiti, il duo l'attacco costituito dal solito generoso La Mantia e da Falco; un po' sottotono è risultata anche la prova di Mancosu e Tachtsidis, soprattutto di quest'ultimo, che nella prima parte della gara ha gettato nel nulla molti palloni, con qualche rischio per le potenziali ripartenze concesse agli avversari.
In generale, come detto, la partita non è stata bella perché caricata da entrambe le parti da molte attese. Il Lecce, che veniva da due sconfitte in tre turni, aveva la necessità di verificare la sua tenuta mentale prima ancora che fisica rispetto alle pressioni che la posizione di classifica indubbiamente genera. Ancora una volta meticolosamente guidato dall'area tecnica da mister Liverani (incredibilmente capace di aspri rimbrotti verso i suoi giocatori meno attenti anche dopo il fischio finale) il Lecce ha risposto positivamente dimostrando di saper superare un ostacolo delicato e, più in generale di essere preparato ad affrontare la fase cruciale del campionato.
Se l'obiettivo è quello di andare oltre una tranquilla permanenza ognuna delle poche partite restanti, che siano giocate in casa o in trasferta, sarà comunque un continuo banco di prova. A questo punto della stagione ogni partita è decisiva anche per le avversarie, qualunque sia l'obiettivo da queste perseguito, e nessun risultato è scontato. Occorrono coraggio, convinzione, fortuna ma anche pazienza e intelligenza. Non dimentichiamo però che questa stagione ci ha già regalato molto; non sarebbe giusto che Liverani e la squadra fossero condizionati da aspettative troppo alte, né sarebbe ragionevole che le emozioni che i nostri colori hanno fin qui regalato fossero macchiate da sentimenti negativi di frustrazione o di delusione. Siamo dove ci spetta e questo è ciò che conta.

(o-w.k.)