lunedì 21 ottobre 2019 All'ultimo respiro

Il gol di Calderoni al Milan
Il gol di Calderoni al Milan

Tutto passa in secondo piano quando la squadra per la quale hai macinato migliaia di chilometri, rubando ore al sonno, quando i giocatori che hai sostenuto incessantemente per 90 minuti, agguantano nel recupero un pareggio insperato nel tempio del calcio italiano. Tutto passa in secondo piano quando un terzino che fino a ieri aveva al massimo figurato degnamente sui campi della serie cadetta trafigge in pieno recupero con un missile da fuori area uno dei portieri più pagati d'Europa.
Non si può negare tuttavia che il Lecce visto a San Siro contro il Milan, non avrebbe meritato il preziosissimo punto ottenuto, se non in virtù di un finale quasi rabbioso e in parte grazie alle paure e alle insicurezze dei rossoneri. Il Lecce sceso in campo nel primo tempo in effetti non aveva molto di diverso da quello che aveva rimediato sonore sconfitte sia contro il Napoli in casa e, più di recente, a Bergamo contro l'Atalanta. Per certi versi nella serata milanese, più che in circostanze precedenti, i giallorossi sono sembrati pagare dazio soprattutto ad una sorta di sudditanza psicologica, che ha visto la squadra balbettante e poco decisa per lunghi tratti contro le folate offensive, in verità ben orchestrate e mai occasionali, di Suso e compagni. Ma certamente, al di là dell'atteggiamento psicologico che ha facilitato i rossoneri nel costruirsi almeno 5-6 limpide palle goal, non ha giovato la disposizione in campo di alcune pedine e ha certamente avuto un peso la scarsa vena di alcuni dei suoi uomini migliori. Tachtsidis troppo lento e spesso sovrastato dalla furia agonistica dei milanisti, Majer più opaco rispetto ad altre occasioni, Mancosu in molti casi fuori dal gioco. In queste condizioni poco ha inciso la tecnica di Falco, poco efficace anche perché in molte situazioni lontano dalla porta, e altrettanto poco ha potuto lo strapotere fisico di Babacar, innescato solo in rari casi con lanci lunghi che non hanno prodotto pericoli significativi per la porta di Donnarumma.
Poco centrocampo quindi, e per lunghi tratti schiacciato nella propria metà campo, pochissimo gioco d'attacco per l'evidente distanza dei due uomini schierati di punta rispetto al resto della squadra, paradossalmente maggiore ordine e lucidità da parte della difesa sebbene spesso in affanno per le triangolazioni nello stretto dei piedi buoni milanisti (il diciannovenne Leao e Suso, ma anche lo stesso Calhanoglu). Ottima, infine, è apparsa la prestazione di Gabriel che più di una volta è riuscito a mettere una toppa quando i padroni di casa si sono trovati pericolosamente liberi di calciare nell'area salentina. Un Lecce deludente e poco coraggioso ha quindi subito per tutto il primo tempo le folate milaniste e ha preso goal, nella situazione in cui maggiormente sembrava in controllo, da Calhanoglu che, su lancio di Biglia, riusciva a destreggiarsi tra due difensori giallorossi e a superare con un tiro violento dalla destra dell'area il portiere leccese sul suo stesso palo. Poi per tutto il tempo poco Lecce e tanto Milan, gravemente colpevole di non aver chiuso la partita di fronte ad un avversario chiaramente incerto su tutto.
Ma il dio del calcio è imprevedibile, e così, quando il Lecce, nella ripresa, ha sostituito Falco con Farias ha cominciato ad affacciarsi con maggiore convinzione nella metà campo milanista, un tocco di braccio di Conti su un cross dalla destra porta l'arbitro Pasqua ad assegnare il rigore al Lecce dopo una attenta consultazione del Var. Babacar (18') prova così il tiro del dischetto e se lo fa parare da Donnarumma, ma è sufficientemente svelto da ribadire in rete e da portare al pareggio i giallorossi. Pioli modifica qualcosa nel Milan, fa entrare Piatek e Krunic per dare maggiore forza alla pressione offensiva ed al 36', su una triangolazione che "gioca" abbastanza facilmente la difesa leccese, ancora Calhanoglu serve al centro dell'area piccola Piatek che con un tap-in porta il Milan d nuovo in vantaggio. A questo punto il Lecce si scuote e si riversa finalmente con rabbia e convinzione nella metà campo dei padroni di casa; Lapadula, subentrato al 37', e Farias cominciano a mettere in difficoltà la non impeccabile difesa rossonera e fanno chiaramente capire quanto la partita sarebbe stata diversa con un po' più di coraggio e di carattere. In più di un'occasione, spinti dallo scorrere delle lancette e dal tifo incessante e colorato del settore ospiti, il Lecce insidia la porta di Donnarumma finché all'ultimo respiro, a due minuti dallo scadere del recupero, su un'ennesima palla persa dai rossoneri, ormai chiaramente in ansia, Calderoni indovina una delle sue bordate da fuori area insaccando a fil di palo alla sinistra di Donnarumma. Disperazione del popolo rossonero, entusiasmo alle stelle dello spicchio giallorosso confinato sul terzo anello di San Siro, ma, soprattutto, un risultato che serve a dare fiducia e ulteriore tranquillità al cammino del Lecce. E' stato un risultato con luci ed ombre. Poco si può imputare alla fase difensiva, dove i due centrali unitamente a Meccariello hanno complessivamente ben figurato pur se spesso sotto pressione. Molto fa invece riflettere la resa del centrocampo. In questa fase del campionato i reduci della serie B, Tabanelli e Petriccione, appaiono più affidabili di colleghi sulla carta anche più quotati tecnicamente. Il primo, vero jolly portafortuna di mister Liverani, brilla per dinamismo e dedizione, e sa, in modi spesso insospettabili, nascondere la palla e sostenere la squadra; il secondo ha visione e personalità crescenti e mostra maggiore intelligenza nel lavoro di ricucitura tra difesa e punte. Proprio sula fase realizzativa, a parere di chi scrive, sorgono in effetti i maggiori dubbi: a conti fatti, ad oggi, il Lecce è andato a segno 9 volte, di cui tre su rigore (tutte con Mancosu, un centrocampista) e soltanto in due casi con i suoi attaccanti, considerando anche la marcatura di Babacar sul rigore parato. Anche su questo aspetto occorrerà lavorare poiché certamente i risultati sono inferiori al potenziale delle prime linee leccesi. E oltre a questo molti attendono il momento in cui, come spesso ha sottolineato Liverani, i nuovi arrivi (Shakov, Benzar e Dell'Orco) potranno ritenersi pienamente integrati nel gioco leccese.
Pur tra qualche perplessità si può tuttavia attendere con pazienza che la squadra cresca ancora: sul comodo cuscinetto di sette punti ottenuti dopo aver affrontato quasi solo squadre di prima fascia, si può anche provare e sperimentare con fiducia e intelligenza. Si può essere più che soddisfatti nella convinzione che il meglio debba ancora arrivare

(o-w.k.)