domenica 22 novembre 2020 Sinfonia giallorossa

L'allenatore del Lecce, Eugenio Corini
L'allenatore del Lecce, Eugenio Corini

Dopo spettacoli pirotecnici come quello con la Reggiana e, ancor prima, con l'Entella non è tanto la dimensione numerica del risultato a rimanere impressa, quanto piuttosto tutto quello che intorno al "mondo Lecce" Corini e Corvino sono stati capaci di realizzare in poco tempo e in mezzo a tanti piccoli e grandi accidenti. Perché, se è vero che dopo mezz'ora la partita sembrava già in cassaforte, con due lampi di pura superiore tecnica del duo Mancosu - Coda (al 4' e al 20'), sono altri gli aspetti che impressionano.
In primo luogo, la determinazione e l'applicazione con cui l'undici giallorosso ha affrontato il match con gli emiliani: passaggi precisi, di prima, in velocità, una grande facilità di arrivare sotto porta, finalmente con meccanismi oliati e quasi automatici, segno evidentemente di un lavoro in profondità provato e migliorato giorno per giorno. Il goal di Majer, realizzato al 30' della ripresa, certo non un centrocampista di fioretto (sesto della serie) è la fotocopia di quello di Henderson all'Entella: inserimento sulla sinistra e chiusura di interno a giro sul palo lungo; nella costruzione dell'azione è lì evidentemente che deve inserirsi, secondo copione, l'uomo di centrocampo, qualunque sia il nome che porta sulla maglia.
Colpisce anche la coralità con cui il gioco del Lecce si esprime, con alcuni solisti sicuramente sotto le luci dei riflettori, in primo luogo Mancosu, veramente ispirato in queste ultime gare nel mettere il pallone dove desidera e quando serve con precisione millimetrica; così come si conferma la qualità di Falco che, pur sembrando afflitto da una perenne sottile depressione (ma qualcuno l'ha mai visto sorridere questo ragazzo?) entra al 10' della ripresa, fornisce una prestazione sicuramente nello standard e realizza il suo gol con un tiro preciso di destro, appena dentro l'area della Reggiana. Tirano o segnano tutti, da Paganini, a Calderoni, che in chiusura al 44' si toglie un'altra soddisfazione, ad Adjapong (clamorosa traversa al 40'). E risalta in questa perfetta esecuzione d'orchestra la prestazione di Stepinski, che quando non segna si muove instancabilmente come un pendolo tra le due aree andando a sradicare o a difendere palloni a supporto della difesa, e che, dopo un coast to coast partito dal limite della sua area, serve generosamente di precisione al 5' del secondo tempo ancora Coda per la tripletta personale del momentaneo capocannoniere di categoria.
Vogliamo però riflettere con distacco su alcuni aspetti che restano al momento dietro le quinte. Si può dire che il budget messo a disposizione dalla società alla vecchia volpe Corvino, pur inferiore a quello di una Spal beneficiata da indennizzi da retrocessione più cospicui, e molto più contenuto di quello del Monza del jet set brianzolo, è stato fatto fruttare in modo esemplare? Si può riconoscere che Mister Corini ha saputo in tempi ragionevoli tonificare e dare orgoglio e identità a una squadra e a un ambiente comunque provati da una retrocessione attesa ma immeritata? E' encomiabile, e indicativo di una flessibilità mentale cui ci eravamo disabituati, come Corini abbia saputo valorizzare l'egregio materiale tecnico a sua disposizione subordinando al miglior risultato possibile la scelta del modulo. Tuttora il mister prova non tanto nuove soluzioni (per il momento il paradigma sembra assodato, il 4-3-1-2, se possibile con Mancosu sempre presente) quanto nuovi interpreti per lo stesso spartito, con ciò anche offrendo opportunità e fiducia a chi ha meno occasioni di giocare. Resta la piccola incognita dei malumori di alcuni protagonisti, ad oggi ben controllati dalla società, ma non è dato sapere quanto del tutto sterilizzati. Non si può escludere un patto tra gentlemen che abbia assicurato a Corini e alla squadra tempi di crescita fisiologici in uno scenario rasserenato, a fronte della garanzia di tenere conto, appena possibile, delle (legittime?) aspirazioni di procuratori e assistiti.
Vedremo ora il Lecce, rodato e con un pieno di autostima, fare i conti con impegni teoricamente più severi e con un ritmo di incontri ravvicinato e pressante da qui a Natale. Conforta l'apparente coesione del gruppo, la lucidità di Corini, e i nervi saldi della società e della direzione tecnica. Dopo tanti anni di grigiore e di incertezza, il Lecce, squadra e società, sembra di nuovo capace di esprimere un modello pur in uno scenario che resta indeterminabile per una buona programmazione dei traguardi sportivi. C'è di che essere soddisfatti. Se solo si potesse tornare a ballare e cantare sui gradoni del Via del Mare...

(o-w.k.)