venerdì 01 novembre 2019 Occasione sprecata

Tachtsidis protesta per l'espulsione subita
Tachtsidis protesta per l'espulsione subita

Sampdoria-Lecce è stata un'incredibile occasione buttata alle ortiche. Potremmo discutere per ore sulla presenza o meno di un fallo di rigore in area sampdoriana, sull'utilità e sull'accuratezza del VAR (che ad oggi, per il vero, ci ha ampiamente premiato), potremmo contestare che il fallo di Tachtsidis fosse o meno da ammonizione e da qui se l'espulsione del centrocampista greco fosse o meno una sanzione troppo severa; la considerazione che rimane è solo una: due punti persi negli ultimi secondi del recupero in una partita totalmente in controllo potrebbero rappresentare la differenza tra retrocessione e salvezza alla fine del campionato. È vero il Lecce avrebbe potuto perdere quegli stessi punti nelle partite precedenti, con Juve e Milan, ma il pareggio dei doriani al 92', con il disperato tentativo di salvataggio di Petriccione sulla linea di porta, lascia veramente l'amaro in bocca.
Questo perché il Lecce ha mostrato sin da subito di essere più squadra della Sampdoria, di avere un'idea chiara di gioco, di poter tenere senza grandi problemi le redini della partita di fronte ad avversari che forse presi singolarmente apparivano sulla carta superiori, ma che mostravano di avere scarsa ispirazione, di non riuscire a costruire schemi di gioco convincenti, e soprattutto, di giocare con paura e quasi con rassegnazione una partita da ultima spiaggia. Il Lecce ha viceversa espresso un gioco sicuro, e a tratti scintillante, con scambi veloci e di prima palla a terra, nei quali ha brillato per lunghi tratti nella fase iniziale della partita la tecnica di Shakhov e la rapidità, unita alla rabbia dell'ex, di Lapadula. Proprio da uno scambio al limite dell'area tra l'ucraino e Lapadula scaturisce il gol che al 9' porta il Lecce in vantaggio e mette la partita per i salentini su un binario di assoluta tranquillità. Il Lecce ha giocato il resto della gara con sicurezza, ha spesso dato spettacolo con una disposizione in campo che ha sempre consentito agli uomini di Liverani di ritrovarsi in ogni momento e di uscire da situazioni anche delicate con la consueta inclinazione a costruire il gioco a partire dalla linea difensiva.
Molti sono stati i punti di forza dei giallorossi nella partita del Ferraris; ma, dovendone individuare uno, è da sottolineare la prova della difesa, in cui Meccariello ha svolto con grande padronanza il ruolo di esterno di destra, Dell'Orco, pur distruggendo piuttosto che costruire, ha ben presidiato la fascia opposta e nella posizione dei due centrali Rossettini ha mostrato di essere molto cresciuto sotto il profilo dell'attenzione e della qualità; questo ha di fatto segnato la differenza rispetto alle prove non sempre convincenti dei quattro di difesa cui abbiamo assistito nelle prime partite di campionato.
Ma, al di là della situazione di difficoltà in cui si è venuto a trovare il Lecce negli ultimi minuti, pressato dagli assalti disperati della Sampdoria e in chiara difficoltà durante il recupero a causa dell'inferiorità numerica, va anche riconosciuto che i due punti perduti per strada non sono tanto da ascrivere agli episodi di un finale concitato o a un momentaneo e fatale calo di attenzione nella difesa della propria area di rigore. Tolto il goal iniziale e un paio di situazioni più pericolose create in area di rigore avversaria, tra le quali l'azione che ha portato al rigore prima assegnato e poi giustamente revocato, il Lecce non si è mai più reso pericoloso nell'area ligure: la qualità degli scambi la superiorità tecnica di alcuni elementi (Falco e Shakhov su tutti) non è andata al di là di alcune sortite che si sono inesorabilmente spente una volta raggiunta la tre quarti dei padroni di casa. È questo che il Lecce probabilmente si deve realmente rimproverare, e questo ciò che ha impedito ai giallorossi di fare a Genova bottino pieno: l'incapacità di chiudere la partita per lo più per la scarsa efficacia e per la poca pericolosità davanti alla porta avversaria.
Liverani ha certo dato alla squadra un'idea di gioco, e insieme una sicurezza e una personalità che mancavano ancora nelle prime partite, nelle quali l'essere "nuovamente" matricola nel massimo campionato ha richiesto un prezzo, come era prevedibile. Nel contempo, la difesa ha trovato maggiore solidità e ha affinato intesa e meccanismi. A poco più di un quarto dell'intera stagione sono infatti 19 i goal subiti, non pochi certamente, ma di questi più della metà incassati in tre delle 10 partite disputate. Anche questo appare un sintomo di crescita che insieme agli altri elementi ricordati induce all'ottimismo: elementi che non ci restituiscono i punti persi per strada, ma che autorizzano a pensare che il Lecce, più di quanto potevano ipotizzare molti osservatori, possa tranquillamente ambire alla salvezza e, nello stesso tempo, regalarci divertimento e qualche soddisfazione.

(o-w.k.)