domenica 28 febbraio 2021 Nelle nebbie di Corinilandia

Mister Eugenio Corini
Mister Eugenio Corini

Il Lecce si ritrova nel mezzo di un trittico di partite, sulla carta definite abbordabili, con un bilancio molto preoccupante. Ottenuta con il Cosenza una vittoria figlia di due calci dal dischetto, il secondo dei quali su un fallo per nulla evidente, i giallorossi buttano al vento tre punti estremamente importanti sul campo di un Pescara disperato e inconsistente perché beccano il solito golletto per superficialità, ma soprattutto perché dimostrano di non avere un'idea chiara né dell'atteggiamento da tenere in campo né del ruolo che la squadra intende interpretare in questo campionato.
All'Adriatico di Pescara il Lecce certo non fa faville ma, nella consueta formazione ultimamente scelta da Corini, nel corso di tutto il primo tempo evidenza un buon dinamismo soprattutto nei suoi uomini più giovani, non grandissime idee nella costruzione del gioco, ma comunque una sufficiente capacità di controllare un avversario in grande difficoltà e incapace di rendersi seriamente pericoloso. Eppure, al fischio finale, oltre ad aver conquistato un punto preziosissimo per la sua classifica ma quasi inutile per quella dei giallorossi, è il Pescara ad aver avuto le occasioni migliori, ad aver impensierito seriamente Gabriel almeno in un paio di altre circostanze e ad aver mostrato durante tutta la ripresa una voglia di riprendere il risultato e una superiore capacità di aggredire la metà campo leccese.
Come accennato, il Lecce non aveva sicuramente entusiasmato nel primo tempo, ma aveva mostrato di voler tenere in mano la partita, anche attraverso un possesso palla di gran lunga superiore a quello degli avversari, e alla fine aveva trovato il vantaggio al 38' con una efficace girata di Maggio in piena area su sponda di Meccariello (due difensori, sorprendentemente nessuna delle punte di cui dispone in abbondanza l'organico). Il pareggio subito nel recupero da Busellato ha riproposto lo spettacolo di una squadra che, pur avendo le potenzialità per imporre la propria superiorità, si è ritrovata come spesso è accaduto a piangere sul latte versato. Detto che se non fosse per un Gabriel sempre al top probabilmente parleremmo di una sconfitta inattesa, e dato atto della voglia e della costante crescita dell'onda verde leccese, si può soltanto mettere in archivio mestamente una partita da dimenticare in fretta.
È un brutto campionato cadetto, senza pubblico, senza fattore campo e soprattutto senza grandi acuti da parte delle protagoniste: equilibrato sì ma, tutto sommato, nella sua pochezza. Questo rende ancora più colpevoli le mancanze dei giallorossi. Paradossalmente c'è ancora spazio e tempo per recuperare e per coltivare ambizioni, ma aumentano di settimana in settimana le recriminazioni e la consapevolezza che, di questo passo, non si possa andare molto lontano. Stavolta è inutile raccontarsi di "mal di pancia", di aspettative disattese dai senatori dello spogliatoio, di veri o presunti malanni fisici. In questa come nella maggior parte delle partite tristemente pareggiate o riacciuffate per i capelli, il Lecce aveva tutte le strade aperte per fare risultato: se non è successo, nonostante i fatti dimostrino che le opzioni per presentare un undici competitivo c'erano, le ragioni vanno ricercate al di fuori del rettangolo di gioco. A Pescara i cambi di Corini sono stati inefficaci e deludenti, con l'aggravante di dare alla squadra segnali rinunciatari, come dovrebbe sapere un allenatore capace, e quindi hanno finito per enfatizzare l'incapacità di chiudere la partita. Ma da un po' di tempo si è persa linearità nelle scelte tecniche, soprattutto a partita in corso, e non si ritrova traccia di un gioco efficace né nel risultato né tanto meno nelle prestazioni. Il Lecce della prima parte del campionato è ora un vascello fantasma perso nelle nebbie di un campionato mediocre, con un timoniere che al momento sembra avere smarrito la rotta e gli approdi possibili.

(o-w.k.)