domenica 15 dicembre 2019 Meglio dimenticare

Liverani al terzo gol del Brescia
Liverani al terzo gol del Brescia

Parlare di tre schiaffi presi con il Brescia è forse eccessivo. Si è trattato di tre buffetti come quelli riservati a ragazzini supponenti che, come ha ricordato Liverani nel post partita, non avevano alcuna nozione di giocare nel massimo campionato una partita per la sopravvivenza. E così il Lecce, pur manovrando discretamente e provando, sia pure in modo sterile, a mantenere il controllo del gioco e a pressare i padroni di casa, non ha creato una sola occasione degna di questo nome per le sue punte per tutto il primo tempo (se si eccettua un bel tiro da fuori di Calderoni) e ha invece incassato quasi senza rendersene conto due goal stupidi. Il primo al 32' su una punizione spiovente da sinistra, apparentemente innocua, che è stata rimessa a centro area e in qualche modo ribadita in rete con un goffo tocco di coscia da Chancellor. Il secondo goal, che di fatto ha scritto la parola fine all'incontro già in chiusura del primo tempo, per un marchiano errore di valutazione di Gabriel che ha permesso a Torregrossa di mettere in rete comodamente a porta vuota.
Nulla di rilevante è successo nella seconda parte dell'incontro: il Brescia, in pieno controllo del match, ha potuto triplicare senza sforzo con Spalek in una delle poche ripartenze ben orchestrate, condotta mentre i giallorossi tentavano di rimettere in squadra la partita con poche idee e troppe velleità. Poco da dire sui tre goal di scarto e sulla cronaca dell'incontro. Molto sulle riflessioni che la sua evoluzione e il risultato possono evocare.
L'avversario: il Brescia ha giocato ordinatamente la sua partita e non molto di più, ma è bastato. Con poche individualità e una rispettabile mediocrità da squadra di bassa classifica gli uomini di Corini sono stati sufficientemente ordinati e convinti da portare a casa i tre punti in uno scontro diretto.
I giallorossi: poca cosa, poca convinzione e pochissima consapevolezza della posta in gioco, certamente superiori al Brescia nella mediocrità. I giallorossi non hanno mai proposto una trama di attacco che potesse seriamente far tremare le rondinelle, non hanno mai sollevato le punte dalla loro disperata solitudine; solo in un paio di occasioni La Mantia e Babacar hanno avuto l'occasione di riaprire il match, fermati da un buon portiere di seconda scelta. E' impensabile che partite dove i punti "valgono doppio" (Verona, Samp, Genoa, ora Brescia) non vengano affrontate con la dovuta attenzione e con la necessaria rabbia agonistica. Più in generale, da qualche settimana (compresa la disfatta di Ferrara in coppa) il Lecce appare in forte difficoltà, soprattutto per l'assenza di ricambi all'altezza, aspetto che non può essere un'attenuante ma che anzi è fonte di grande preoccupazione se si assume che la capacità di stare a galla della squadra passa dal gioco, dalla coralità, e non dagli spunti dei singoli.
L'allenatore: fa bene Liverani a sottolineare gli errori individuali come un fattore non controllabile dalla panchina, ma anche le scelte di formazione non sono apparse questa volta lucidissime. Posto che nel massimo campionato spesso la giocata individuale può fare la differenza, e se è vero che i giocatori più tecnici (Farias e Falco) non hanno il ritmo dei 90 minuti, che senso ha gettarli nella mischia "alla disperata" insieme? Non sarebbe forse più saggio dare un tempo ad ognuno dei due?
Più ridicoli che colpevoli: i goal presi dal Lecce in modo surreale (goal che sono comunque molti in assoluto) cominciano a diventare troppi. Si può rimediare ad errori di gioco e anche al divario tecnico. Ma contro la sventatezza non ci sono antidoti. Sapevamo di dover soffrire, non di dover arrossire: speriamo che la settimana porti una scossa, e che si torni a vedere la squadra attenta e affamata che il Lecce ha saputo interpretare in molte occasioni. Niente panico, ma da ora non è più consentito sperperare.

(o-w.k.)