domenica 01 marzo 2020 Guardare avanti

L'azione del quarto gol atalantino
L'azione del quarto gol atalantino

Difficile essere propositivi e fare un bilancio sereno quando si esce dal proprio stadio con sette goal sulle spalle, eppure c'è qualcosa di buono in questa partita.
Innanzi tutto abbiamo visto una squadra che gioca un calcio bellissimo (l'Atalanta) e che lo ha onorato fino all'ultimo. E' una squadra i cui uomini potrebbero giocare bendati e ritrovarsi ugualmente e che ha regalato al pubblico del Via Del Mare uno spettacolo di prim'ordine. Abbiamo visto un Lecce nel primo tempo che ha voluto giocare ad armi pari, ha fatto il possibile per restare in partita nonostante la differenza di qualità e, soprattutto, a dispetto di una partenza in salita resa amara dall'incredibile quanto sfortunato autogoal di Donati. Abbiamo visto un Lecce obiettivamente azzoppato, con Lapadula unica punta a lottare contro la fisicità dei difensori atalantini e, come spesso accade, un Mancosu a tre cilindri che poco fa per ovviare alla scarsa capacità di offendere degli uomini di Liverani: un compito nel quale una punta della Primavera potrebbe forse dare qualcosa in più...
La partita ci ha anche regalato un Saponara in grande spolvero, che segna un goal stupendo e dà a Donati la possibilità di riscattarsi con un'apertura di grande precisione per il goal del momentaneo 2-2: il trequartista prende in mano la squadra almeno per un tempo, lotta e gioca insieme a Lapadula e dà in qualche momento l'impressione quasi di poter portare i giallorossi a giocare alla pari. Restano, tra le immagini della partita, l'omaggio e le scuse di Muriel, in goal anche lui, quasi in punta di piedi, e il cui affetto è stato ricambiato dall'applauso dei leccesi che hanno capito e apprezzato il gesto d'amore. E, da ultimo, resta l'abbraccio della curva ai giocatori che salutano a testa bassa sapendo di non aver fatto una gran figura, ma pure consapevoli di aver provato, di aver voluto giocare al calcio a viso aperto. Va bene così: aver provato e aver preso un'imbarcata è certamente più consolante che aver fatto le barricate per perdere forse ugualmente.
Ripartiamo da qui sapendo che il Lecce ha limiti importanti. Certo i bergamaschi giocano a memoria, hanno grandi individualità e hanno voglia di calcio, ma non dobbiamo nasconderci che in alcuni momenti i giallorossi sono stati scoraggianti. Poca reattività sulle seconde palle, troppe palle perse per difetti di controllo o per disattenzione, scarsa attitudine a centrocampo nel filtrare le giocate tra le linee dei bergamaschi e poca forza nell'aggredire la metà campo avversaria. Insomma, non abbastanza in nessuna zona del campo, in questo turno di campionato, specialmente in difesa, ma quando una squadra non ha, per ragioni oggettive, equilibrio è comunque in bilico perenne. Non avere punte e forza in avanti, quando gli attaccanti devono far salire la squadra o semplicemente ritardare la ripartenza avversaria, costringere gli uomini di centrocampo a un doppio impegno, accompagnare le (poche) azioni d'attacco e ripiegare a sostegno della difesa, fatalmente rende più dannoso anche un errore non macroscopico a ridosso della propria area. Se poi hai poca precisione nella fase di impostazione del gioco e finisci per perdere molti, troppi palloni in uscita, allora sono guai seri.
Poco male, non è stata una domenica entusiasmante, se non nella seconda parte del primo tempo; ma, senza drammatizzare, possiamo guardare avanti con fiducia, sapendo che il lavoro fatto finora ha ripagato, che il Lecce è capace di giocare al calcio nel massimo campionato e che Liverani ha il tempo e le capacità di far crescere ancora la squadra e i singoli. Le nostre possibilità sono immutate: se il campionato andrà avanti regolarmente, possiamo ricominciare a lottare già dalla prossima domenica.

(o-w.k.)