venerdì 29 gennaio 2021 A Lecce le favole non hanno eroi

Falco, in una delle ultime presenze nel Lecce
Falco, in una delle ultime presenze nel Lecce

E così anche Pippo Falco saluta e migra, questa volta verso il freddo dei Balcani. Certamente è stata una vicenda gestita con modalità traumatiche per tutti, in cui molto di suo ci ha messo la debolezza caratteriale del giocatore, forse vittima della troppa ambizione - più dei suoi consiglieri che sua propria. La società ha dovuto giocoforza irrigidirsi e rispondere con decisione, sebbene sempre con eleganza: e non si può escludere che la vicenda, presa tempestivamente, avrebbe potuto avere una conclusione se non diversa, almeno più morbida. Questa storia merita ancora alcune considerazioni, solo in parte da ricollegare agli eventi sportivi.
La prestazione con l'Empoli di domenica scorsa, con un risultato preso per i capelli dall'onda verde sotto la guida paterna di Capitan Mancosu, rende meno amaro l'epilogo dell'affaire Falco e spinge tutti a guardare avanti comunque con fiducia, piuttosto che voltarsi indietro per chiedersi cosa sarebbe potuto essere e non è stato. Tra l'aria incerta e meditabonda del fantasista mesto e la zazzera improbabile del niño della Gran Canaria divertono di più gli eccessi post-adolescenziali del secondo. Il Lecce troverà perciò altri protagonisti e alcuni li ha già, meno capricciosi e più affidabili: Mancosu, Gabriel Coda per citarne solo alcuni. Giocatori e persone che sappiano unire nerbo e amore per questi colori e per questa terra: in definitiva, il saldo tra chi se ne vuole andare e chi vorrebbe tornare in questo posto e in questa squadra continua a essere positivo. Vorrà pur dire qualcosa.
Una seconda considerazione: ancora una volta per i colori giallorossi vale il detto "Nemo propheta in patria". E' successo per tanti che altrove hanno trovato la loro dimensione: Pellé, Miccoli e ora Falco. Talvolta non abbiamo saputo aspettare, talvolta abbiamo preteso troppo nella speranza di trovare il nostro Francesco Totti che ci avrebbe e condotto per mano fino in Paradiso, altre volte gli attesi protagonisti si sono caricati o si sono viste attribuite troppe responsabilità. Questi esiti infausti sono insomma un po' colpa di tutti e dovrebbero indurci a fare un passaggio di maturazione, noi tifosi in primo luogo, che dovremmo aver più distacco rispetto al contenuto della nostra maglia del cuore e massima attenzione al solo contenitore (la maglia appunto, gioia e dolore della nostra storia). Il calcio moderno non ha eroi sul tappeto verde, li ha tutt'al più sugli spalti, e, talvolta, dietro le scrivanie, se un presidente o un direttore sportivo sanno coniugare professionalità e creatività e sono disposti a investire sostanze sulla nostra passione.
La terza considerazione riguarda il peso delle scelte tecniche. Gli allenatori portano in una piazza esperienza, idee, e anche rigidità mentali, alcune volte. Quanto la vicenda Falco (o le parziali eclissi di Calderoni o Meccariello, per citare pochi esempi) siano anche motivate dalle scelte tattiche, dalle idee di gioco e persino da umane visioni pregiudiziali di chi allena e gestisce queste persone, è difficile dirlo. Abbiamo conosciuto le qualità e la dedizione di Corini e abbiamo potuto apprezzare la sobrietà e l'intelligenza con cui ha sposato il progetto e sta cercando di tradurlo in risultati concreti. Ma visto che gli allenatori sono, nel bene e nel male, gestori di uomini, allora qualche riflessione la deve fare anche Eugenio Corini. Voltiamo pagina, quindi, con serenità; pensiamo al nostro girone di ritorno, con la passione e le speranze che rendono colorati di giallo e di rosso gli spicchi più spontanei delle nostre giornate di tifosi.

(o-w.k.)