domenica 19 settembre 2021 Un bicchiere piuttosto vuoto

Mister Baroni in panchina
Mister Baroni in panchina

Tre punti con l'Alessandria, fanalino di coda di questa parte iniziale del campionato, che portano un po' di ossigeno ma non ancora di credibilità al progetto di Baroni per il Lecce. Parliamo del solito bicchiere mezzo pieno, dal momento che per trovare la vittoria il Lecce è dovuto andare sotto per i goal di Corazza e di Ba, al 15' e al 57', dovuti non tanto ad errori quanto piuttosto a veri e propri incidenti difensivi.
Andato in vantaggio al 12' con uno splendido colpo di testa di Tuia su corner di Majer, il Lecce ha dovuto aspettare l'ingresso in campo di un Rodriguez galvanizzato e come sempre generoso ed efficace per pareggiare, con un suo fendente da fuori area all'87', e l'ultimo disperato affondo di Coda per risolvere la partita con un tap-in su una paurosa mischia in area piemontese negli ultimi secondi del recupero (96'). La possibilità di rimontare è stata peraltro agevolata dalle decisioni arbitrali a seguito dell'espulsione di Di Gennaro per doppia ammonizione per un fallo certamente non limpido sul solito Rodriguez.
Il Lecce si è visto poco in fase di costruzione per tutta la partita se non per un paio di filtranti estremamente interessanti che almeno in un caso hanno offerto a Gargiulo una gigantesca occasione per calciare a rete, ma per il resto sul campo si è assistito a sbavature ricorrenti o a un prevalere di lanci lunghi per la desolazione di un Coda sempre troppo isolato. L'ingresso di Rodriguez e prima di Bjorkengren ha di fatto consentito un cambio di modulo che ha restituito pericolosità agli attacchi leccesi, favoriti dalla scelta di abbassarsi della squadra avversaria, subita l'inferiorità numerica.
Poca cronaca, quindi, e molte considerazioni da fare. La prima riguarda ancora una volta la vulnerabilità difensiva della squadra che in quattro giornate ha già incassato sei reti e non sembra quindi aver risolto un problema antico. Basterebbe l'ingresso di Meccariello all'82' per segnalare che comunque esisterebbe la possibilità di provare alternative.
In secondo luogo appare ancora lontana la soluzione del dilemma tattico: il completamento della campagna acquisti, con gli arrivi di Strefezza, Di Mariano e Barreca, ha reso più credibile un progetto di 433; ma i fatti dicono, almeno per il momento, che il modulo, per quanto applicato in modo più o meno ortodosso, si rivela sterile per gli avanti leccesi (quattro gol all'attivo per il momento, di cui uno su rigore e l'altro ad opera di un difensore). A questa sostanziale sterilità offensiva, almeno rispetto a quanto ci aveva abituato il Lecce la scorsa stagione, si aggiunge il non remoto rischio di frustrare le nostre uniche due punte di ruolo.
Ma quello che lascia più perplessi è la difficoltà, ad oggi, di leggere in prospettiva nelle scelte tecniche e nello stesso sviluppo delle partite quello che è stato definito un "progetto di transizione". Il Lecce disporrebbe di un buon numero di giocatori giovani, tanto acquistati per la prima squadra quanto per la primavera, che andrebbero tenuti in maggiore considerazione e fatti crescere se veramente dobbiamo credere che si tratti di investimenti di valore. Nessuno di questi, ad eccezione di Helgasson, che non ha certo impressionato, ha potuto giocare spezzoni di partita o quanto meno far parte della panchina. Obiettivamente in questo momento alla strategia dei giallorossi mancano due elementi fondamentali: la trasparenza nel far capire anche con i fatti che in questo campionato, e probabilmente anche nei prossimi, l'obiettivo prioritario è l'investimento su una rigenerazione della rosa, se è vero che in campo vanno come gli anni scorsi prevalentemente la vecchia guardia o giocatori già esperti acquistati nell'ultima parte del mercato, con il risultato di chiudere completamente qualsiasi opportunità di visibilità alla linea verde del Lecce. Manca in questo momento soprattutto il coraggio, forse a ragione considerando che i risultati ancora non danno tranquillità al cammino giallorosso: investire sul rinnovamento o sulla "patrimonializzazione", come ci è stato detto fino alla noia, significa anche avere la forza di proporre in campo giovani che si sono ritenuti di prospettiva e che evidentemente nel loro percorso di crescita possono anche sbagliare, e significa soprattutto aver accreditato, e anzi sollecitato, chi guida la squadra (Baroni) a innovare, a sperimentare e a rischiare.
Ecco, queste caratteristiche, trasparenza e leggibilità del progetto insieme al coraggio delle scelte, al momento non si vedono. Se alle dichiarazioni seguissero coerentemente le scelte credo che la maggior parte di noi sarebbe ben contenta di avere pazienza, di perdere anche qualche partita o di assistere a qualche prestazione scialba, nella convinzione che si stia costruendo per il futuro. In questo momento il futuro è imperscrutabile e il presente impalpabile.

(o-w.k.)