martedì 14 gennaio 2020 Fatelo per quella curva

Il capitano Marco Mancosu
Il capitano Marco Mancosu

A Parma ancora una volta ha vinto il cuore dei tifosi giallorossi; ha vinto la curva, una macchia fatta dei colori più belli in mezzo al grigiore di una serata emiliana, oltre 1500 tifosi e tifose appassionate che non hanno smesso un attimo di incitare la squadra e di cantare anche quando i giochi erano ormai fatti ed era chiaro che gli uomini di Liverani sarebbero rientrati in Salento ancora una volta a mani vuote e frustrati nelle loro migliori intenzioni. Al Tardini, sebbene inferiore numericamente, quella curva ha sovrastato con gioia e calore il tifo dei padroni di casa, spinto il "suo" Lecce per 90 minuti e, se ce ne fosse stato bisogno, riaffermato l'amore invincibile per questa squadra e per questa terra, quel legame identitario che lega ai propri colori il popolo leccese e salentino, ovunque viva.
Il Lecce ha svolto diligentemente il suo compitino, a tratti anche con convinzione, ma quasi mai con efficacia, pur avendo davanti una squadra nel complesso non irresistibile, per larga parte della partita quasi compassata, anche nei suoi uomini di maggior spicco (il nuovo astro Kulusevski, Kucka e Cornelius). Come nel consolidato credo di Liverani i giallorossi hanno espresso buon palleggio, un possesso palla insistito, tranne quando la sfera era tra i piedi di Tachtsidis, onestamente inguardabile per svogliatezza e per il numero incredibile di palle perse; per lunghi tratti i giallorossi hanno occupato la metà campo avversaria mostrando la volontà di fare la partita e di ottenere un risultato positivo. Ma alla fine, secondo copione, non avendo sostanzialmente mai creato una vera occasione da gol, il Lecce è stato ancora una volta regolato con due gol di Jacoponi (56') e Cornelius (71'), per certi versi molto simili perché entrambi venuti con inserimenti da dietro in area giallorossa, e a difesa chiaramente basita, e da uomini che nel caso degli emiliani, come in altri confronti, hanno mostrato un tasso tecnico e una capacità di giocare nella categoria che purtroppo al momento sono estranei a molti degli uomini di Liverani. Certo, per larga parte dell'incontro Babacar e Falco hanno tentato di arrivare in porta, con modalità il più delle volte estemporanee; certo, nella ripresa ci hanno provato Mancosu, con un bel tiro da fuori, e poi Lapadula, subentrato al primo e come sempre grintoso e rapido nei suoi tentativi in area. Veramente poca cosa: al momento il Lecce è fragile e poco concreto a centrocampo, fatalmente spesso distratto in difesa, incapace di costruire trame di gioco sufficientemente efficaci per mandare in goal le proprie punte che, d'altra parte, in questa fase del campionato poco o nulla riescono ad inventare. Il Lecce gioca bene, fa sempre una figura dignitosa, talvolta porta a casa apprezzamenti da parte dei commentatori ma in questo momento non ha né tecnica, né cuore, né forza fisica per lottare in questa categoria. Nessuno mostra di avere il guizzo capace di fare uscire la squadra della sua "apprezzabile medietà", nessuno che riesca ad accendere la luce o a dare una scossa per contrastare questo lento scivolare verso una malinconica mediocrità. Ma Liverani è un uomo intelligente, che conosce il calcio e le sue dinamiche; siamo certi che saprà rivedere qualcosa, forse aiutato da qualche colpo di mercato che la società mostra di voler tentare anche al di là delle sue effettive possibilità. E allora forse vedremo uno spiraglio di luce, rivedremo il Lecce spavaldo e convinto che abbiamo ammirato nella prima parte del campionato e che ha consentito ai salentini di posizionarsi al giro di boa, sia pure per un punto, appena al di sopra del baratro. Se è successo può succedere ancora. Basta avere l'intelligenza di cambiare qualcosa nel canovaccio, finora anche ben interpretato, basta non perdere la convinzione di poter far bene e la consapevolezza che comunque il Lecce è a questo punto del campionato ben oltre le sue aspettative, pur con tutti i difetti e le peripezie che in questa fase del campionato ha dovuto fronteggiare. Andiamo avanti, giochiamoci e giocatevi questa chance fino in fondo; il Lecce può ancora riuscire a regalare gioia a questo popolo appassionato e perdutamente innamorato. Che provi a farlo, che lo faccia per quella curva.

(o-w.k.)