domenica 09 maggio 2021 Beata ignoranza

Mister Eugenio Corini
Mister Eugenio Corini

Si può discutere quanto si vuole su supposti poteri occulti che muovono le sorti dei campionati, sulla qualità del gioco delle nostre antagoniste, sulle dietrologie da spogliatoio. Ma il dato di fatto resta: se il Lecce si trova ad affrontare i play-off dopo aver vagheggiato il sogno della promozione diretta deve soltanto recriminare sulle occasioni perse e, al di là di pecche strutturali nella formazione che ne hanno fatto una delle difese più battute della serie cadetta, deve interrogarsi attentamente sull'atteggiamento mentale e sull'approccio con cui sono state affrontate le ultime gare.
La partita con la Reggina, un pareggio che come verdetto equivale ad una sconfitta, è stato lo specchio di quest'ultima fase del campionato. Gioco a tratti elegante, colpi di classe purissima (vedi alla voce Mancosu), qualche sprazzo di aggressività (Stepinski questa volta ha fatto quello che la sua struttura fisica e il suo stile richiedono, vale a dire l'ariete d'area di rigore); dall'altra parte, ancora una volta, una gestione compassata della partita, qualche errore di troppo negli uomini chiave, su tutti Hjulmand, e incredibili errori difensivi, enfatizzati dalla prova insufficiente di Zuta.
La Reggina si porta in vantaggio con la complicità dei difensori leccesi: Edera al 7' che manda in rete raccogliendo sul secondo palo un cross di Bellomo che scavalca il gruppo marmoreo dei difensori giallorossi; poi raggiunge il 2-2, dopo il temporaneo vantaggio leccese, infilando in verticale ancora una volta la linea difensiva del Lecce e consentendo a Montalto di ribadire in rete al 27' una respinta dell'incolpevole Gabriel. Ai colpi della Reggina ha reagito una prima volta il Lecce con uno splendido servizio di Mancosu per Stepinski, preciso nel mettere in rete di testa al 14' e poi due minuti dopo con un'azione in area calabrese conclusa dallo stesso attaccante polacco, rapido a insaccare una respinta del portiere ospite.
Messe a fuoco rapidamente luci ed ombre della partita, resta il giudizio complessivo sulla stagione, che vede il Lecce "obbligato" a giocarsi la promozione ai play-off dopo un rush di sei vittorie consecutive che l'aveva portato saldamente in seconda posizione. E' un fallimento, è un successo? Difficile dirlo: il campionato di B spesso si vince giocando male, talvolta senza risultare necessariamente una delle squadre più accreditate per la vittoria finale, non di rado anche con moduli elementari e prestazioni non propriamente entusiasmanti. Il Lecce ha vinto proprio così gli unici play-off di serie B disputati e, per quanto i palati fini possano lamentare una bassa qualità del gioco, in quell'occasione come oggi chi vince ha sempre ragione.
Il Lecce ha gettato alle ortiche una grandissima occasione, certo, ma non ha ancora compromesso l'esito finale. Del resto, nonostante l'organico messo a disposizione di Corini sia sicuramente di prim'ordine, con alcune piacevoli sorprese giovani e anziane, come Hjulmand e Maggio, anche quest'anno il cammino è stato piuttosto accidentato e la stagione dei giallorossi non è stata certamente aiutata dall'assenza di pubblico, vero valore aggiunto in passato. Ora i giallorossi se la possono ancora giocare, sapendo che un conto è quello che può esprimere la squadra in teoria, in termini di valore tecnico dei singoli giocatori, un conto è quello che poi avviene sul campo; e sul campo si sono spesso visti, insieme ad un gioco a tratti spumeggiante e fertile in fase realizzativa, due grandi limiti. Il primo, come detto più volte, è costituito dalla fase difensiva che, nonostante la qualità dei singoli resta evidentemente carente: sui limiti difensivi avrà anche pesato la prolungata assenza di Calderoni e l'incidente di Adjapong, situazioni che hanno privato Corini in alcuni momenti di valide alternative, ma su questo punto non ci si può più attendere in ogni caso grandi progressi. L'altro grandissimo limite è stato molto spesso l'approccio alle gare: nella maggior parte dei casi il Lecce è troppo compassato, in alcuni casi anche poco reattivo, certamente bello a vedersi ma troppo spesso incline a specchiarsi nella sua bellezza. Raramente si è vista una squadra aggressiva e "cattiva". Personalmente ricordo soltanto due volte il Lecce aver ringhiato per ottenere il risultato: a Verona contro il Chievo (vittoria agguantata nei minuti finali) e in casa con l'Empoli dove un finale arrembante consentì di recuperare un doppio svantaggio. Quella rabbia agonistica non si è vista quando serviva di più, soprattutto nelle ultime tre partite perse, fondamentali per mantenere la promozione diretta.
La posizione nel ranking finale della stagione regolare, se ipotizzata ad inizio anno, può comunque ritenersi un ottimo risultato: sarà foriera di ulteriori successi o potrà produrre le amarezze che già tante volte il popolo leccese ha sperimentato durante quell'autentico terno al lotto rappresentato da play-off se, quanto meno, il Lecce ritroverà grinta e aggressività superiori rispetto a quanto dimostrato nell'ultima parte del campionato. Sulla fase difensiva ormai si potrà intervenire soltanto nella prossima stagione, ma in un sussulto d'orgoglio si può ancora sperare, sapendo che a questo punto l'esito finale dipenderà in larga misura da sfumature o eventi fortuiti e che molte sono le squadre che a questo punto presentano insieme valori tecnici comparabili e motivazioni forse maggiori. Per una volta sarà più logico sperare e auspicare un calcio ignorante.

(o-w.k.)