lunedì 15 aprile 2019 Una lunga ed entusiasmante volata

Lorenzo Venuti, suo il primo gol al Carpi
Lorenzo Venuti, suo il primo gol al Carpi

Il Lecce regola il Carpi in una partita non semplice perché condizionata dal campo intriso di pioggia e contraddistinta da un arbitraggio arcigno e non all'altezza della qualità e delle ambizioni dei giallorossi.
Sin dall'avvio il Carpi contiene i tentativi leccesi e riparte appena possibile cercando di fare male; è così che gli emiliani costruiscono due buone occasioni portando tra le linee leccesi le loro punte, ben contrastate dagli interventi di Bleve, ottimo sostituto di Vigorito e quasi miracoloso nel fermare di piede il tiro angolato di Arrighini. L'atteggiamento prudente ma propositivo del Carpi si ridimensiona tuttavia già nel corso del primo tempo, anche a causa dell'infortunio patito da Arrighini, il più pericoloso degli ospiti, costretto ad abbandonare già al 18'. La prima frazione di gioco si chiude senza grandi spunti da parte del Lecce, che tenta la strada del goal solo con Falco e Tachsidis, ma senza grandi risultati.
Alla ripresa il Lecce comincia a macinare gioco e schiaccia il Carpi nella sua tre quarti. Al 11', da un'apertura illuminante di Tachsidis, Marino riceve sul lato sinistro dell'area ospite e, dopo un primo tentativo di cross, serve Venuti che, davanti a Piscitielli, scarica sotto la traversa la palla dell'1-0. Da quel momento il Lecce si sblocca e con una serie di manovre pregevoli, sotto la regia di un Tatchsidis di categoria superiore, manda in rete in sequenza i suoi uomini più talentuosi, Mancosu e Falco, al 17' e al 18'. Splendida in particolare la marcatura di Falco che nasce da un'accelerazione di Lucioni dopo un break a centrocampo. Il Lecce dilaga e al 27' si sblocca anche Tumminello che ribadisce in rete di precisione una prima respinta in area emiliana in una delle molte folate offensive dei giallorossi.
Quattro reti e due pali, una prestazione di autorità e di sacrificio contro una squadra disperata ma non doma, e nonostante un arbitraggio che alla fine rovina la festa al Lecce con il rosso a Lucioni (doppia ammonizione per due interventi certo molto decisi ma non necessariamente tali da meritare l'espulsione) più di quanto non faccia il goal della bandiera di Suagher. Questa la sintesi della partita che lascia il Lecce ancora in zona promozione diretta, sebbene con una partita in più, dopo le vittorie esterne di Palermo e Brescia. Se il Lecce continua a correre le dirette concorrenti non sono da meno; può non fare piacere ma non deve indebolire le aspirazioni di Liverani e compagni, che devono restare determinati e convinti, forti della qualità del gioco espresso e, teoricamente, avvantaggiati da una minore pressione rispetto al traguardo finale.
Aver perso, per circostanze sfortunate, a Cremona una settimana fa e aver vinto a mani basse contro il Carpi non può cambiare sostanzialmente il messaggio che va tratto da questo scorcio finale del campionato. Tutte le partite infatti contano molto ora per le contendenti, a prescindere dalla loro posizione in classifica, e tutte le partite possono giocarsi sul filo del rasoio o risolversi per episodi. A Cremona in un match che sembrava dominato dal Lecce un infortunio del portiere e una palla che va ad incocciare il palo della porta avversaria alla fine hanno fatto la differenza e hanno lasciato il Lecce a bocca asciutta. Una settimana dopo con il Carpi la squadra ha sì sofferto nei primi minuti, ha dovuto pazientare per tutto il primo tempo, aspettando che l'avversario allentasse la concentrazione e ha poi sbloccato e legittimato ampiamente il risultato grazie alla superiorità tecnica di singoli e collettivo, ma solo quando il morale non ha più accompagnato gli emiliani e si sono aperti quegli ampi spazi che hanno consentito ai giocatori leccesi di fare la differenza. Quale sarebbe stata l'evoluzione dell'incontro se Bleve non avesse miracolosamente bloccato il diagonale di Arrighini? E quanto pericoloso sarebbe stato il Carpi nelle ripartenze se non avesse perso dopo 20' il suo uomo migliore per un infortunio tutto sommato casuale?
Molti sono gli elementi ricorrenti nella storia del campionato del Lecce e attraversano tutte le ultime partite da Crotone in avanti: la qualità del gioco, la pazienza nella ricerca delle soluzioni più razionali per arrivare al risultato, la determinazione dei giocatori e con loro la rabbiosa ambizione di Liverani nel puntare al traguardo stagionale, anche reagendo con equilibrio a situazioni avverse come l'inferiorità numerica o, aspetto più fastidioso, a direzioni arbitrali non sempre all'altezza dello spettacolo offerto dei giallorossi. Il Lecce faccia il suo, allora, senza guardare in casa d'altri, e lo faccia bene come ha saputo fare fino ad ora. Al resto penserà, si spera, quel Dio del Pallone che troppo spesso in questi anni ha guardato altrove.

(o-w.k.)