mercoledì 04 ottobre 2017 Finché la barca va...

Il Lecce batte la Sicula Leonzio, sia pure con qualche fatica e con troppi patemi nella ripresa, e chiude secondo le aspettative il mini-ciclo delle due partite casalinghe ravvicinate. La vittoria vale anche il primato in classifica, e non è poco se consideriamo lo stato di depressione in cui si era ritrovato l’ambiente appena due settimane fa.
Il Lecce schiera in attacco due dei suoi tre moschettieri, Di Piazza e Caturano, e rinuncia a centrocampo a Tsonev, in favore di Mancosu, nuovamente arruolabile, e di Costa Ferreira. In difesa, come dirà l’evoluzione del match, è ancora quasi emergenza e l’assenza di Ciancio ha avuto il suo peso sul tabellino finale.
Il Lecce parte bene e crea due occasioni da gol, non concretizzate da Di Piazza e Cosenza. La squadra subisce poco, almeno inizialmente, e grazie anche ad un assetto tattico molto corto riesce ad imbrigliare senza particolari problemi le ripartenze dei brevilinei siciliani, Bollini e Arcidiacono su tutti. Caturano si procura e realizza al 20’ un calcio di rigore, complice anche un intervento ingenuo in area del suo diretto marcatore, e pochi minuti dopo Di Piazza si conferma finalizzatore implacabile andando in rete di potenza su una rapida verticalizzazione leccese.
Proprio quando sembrerebbero essere in pieno controllo della partita i giallorossi subiscono il ritorno della Sicula in virtù di un rigore concesso dall’arbitro Proietti a seguito di una strepitosa performance mimica di Bollino e trasformato da Arcidiacono con un tiro secco alla destra di Perucchini. Prima dell’intervallo ci pensa però Sasà Caturano a ristabilire le distanze deviando con un beffardo colpo di tacco all’interno dell’area di rigore un traversone rasoterra di Lepore.
Nella ripresa la partita cambia volto, ma solo occasionalmente per il gol subito al secondo giro di lancette con dinamiche purtroppo ben note e connaturate alle caratteristiche del reparto difensivo leccese: i due centrali e Lepore giocati in modo quasi imbarazzante da una veloce verticalizzazione che ha mandato in rete agevolmente ancora Arcidiacono. La differenza rispetto al primo tempo la fa però soprattutto il differente stato fisico delle due squadre con un Lecce sempre molto in difficoltà per il dinamismo dei siciliani, forti del riposo forzato nell’ultimo turno, e il perdurare di uno stato di ansia che porta la squadra a subire la pressione degli avversari e ad arretrare vistosamente il baricentro fino a rinunciare quasi del tutto alle azioni offensive. Liverani corre ai ripari rafforzando la linea difensiva e inserendo prima Marino e poi Valeri, quest’ultimo non sempre impeccabile, ma le difficoltà della squadra si accentuano, complice un vistoso calo fisico, quando è costretta a rinunciare per crampi anche a Di Piazza e, di fatto, a soluzioni offensive efficaci. Chiusura in grande affanno, con Liverani tarantolato all’interno della sua area tecnica e gli undici in campo a denti stretti ad arrancare fra ansie e stanchezza.
Le partite si vincono anche così, sputando fatica e paura, e talvolta consentono di accumulare esperienza a giocatori e tecnico senza pagare prezzi troppo elevati. Quello che la partita di ieri sembra dire è che difficilmente in questo girone troveremo avversari arrendevoli o nettamente inferiori: le squadre viste fino ad oggi contro il Lecce hanno in molti casi gioco e idee, entusiasmo e alcune buone individualità che nel confronto con una squadra reputata “di blasone” sono spesso moltiplicate. La storia di ieri sera racconta anche di un organico cui mancano alcuni tasselli e di una squadra che può andare in affanno quando le circostanze riducono il ventaglio delle scelte possibili; conferma però che almeno per adesso i giocatori sono disponibili a sudare e a sacrificarsi e che il timoniere, certamente ancora sotto osservazione, ha determinazione, coraggio e intelligenza tattica sufficienti per tenere in rotta la barca anche in un braccio di mare, il Canale d’Otranto, dove molti, giocatori e tecnici, sono già colati a picco in modo talvolta clamoroso e inatteso.

(o-w.k.)