domenica 11 novembre 2018 Una vittoria su cui riflettere

Liverani in sala stampa a Cosenza
Liverani in sala stampa a Cosenza

Nessun avversario è insuperabile e nessuno è facilmente abbordabile, così come nessun risultato è scontato in un campionato di serie B dai valori molto livellati. A Cosenza lo svolgimento della partita è quasi speculare rispetto a quella giocata all'Adriatico di Pescara: il Lecce aggredisce immediatamente gli uomini di Braglia e sembra poter chiudere e controllare facilmente il risultato dopo un immediato uno-due che costringe i padroni di casa alla gestione della partita meno congeniale, vale a dire a una manovra più offensiva e meno votata al gioco di rimessa. Il Lecce si illude, si perde nella sua vanità e rischia di compromettere una vittoria che sembrava ormai a portata di mano; per sua fortuna ha tuttavia in organico gente come Filippo Falco che da sola è in grado di risolvere un match e ci riesce con uno dei suoi numerosi colpi in repertorio.
Il Lecce pressa in avvio i padroni di casa grazie anche una buona disposizione in campo e ad un fraseggio preciso e redditizio. Venuti colpisce immediatamente al 7' con una rasoiata da fuori area che indirizza in porta una palla scaricata da La Mantia dopo un'incursione sulla fascia destra. Gli uomini di Liverani si ripetono dopo appena cinque minuti approfittando della inerzia degli avversari e Palombi, servito sul vertice sinistro dell'area calabrese da Petriccione, colloca di precisione la palla del due a zero a fil di palo alla sinistra di Saracco. Nei minuti successivi gli avanti giallorossi hanno ulteriori occasioni per arrotondare il risultato e blindare la partita ma le conclusioni leccesi si perdono di un soffio sul fondo. E' a questo punto che il Lecce pecca di superbia e ritiene chiuso l'incontro arretrando nella propria metà campo e lasciando al Cosenza iniziativa e capacità di spinta.
Questo colpevole atteggiamento lascia indenni i giallorossi per tutto il primo tempo, ma alla ripresa il Cosenza continua a pressare in modo sempre più convinto anche grazie agli innesti decisi da Braglia per dare alla sua squadra maggiore spinta (immediatamente in campo Maniero e Baez per D'Orazio e Di Piazza). Liverani, per parte sua, si limita a dare maggiore solidità al centrocampo sostituendo Petriccione con Armellino, e, in un secondo momento, La Mantia con Falco, convinto di poter sfruttare le ripartenze di due giocatori tecnici e veloci; queste scelte non scuotono tuttavia il Lecce dal suo torpore. I gol con cui il Cosenza recupera il risultato (doppietta di Tutino al 21' e al 34' del secondo tempo) sono l'inevitabile conseguenza di un atteggiamento molle e distratto, che punisce giustamente una linea di difesa in ritardo e fuori posizione in occasione dei goal dei silani, dopo aver mostrato attenzione e qualità per tutto il primo tempo. E' questo il momento più delicato, in cui si spostano a favore dei padroni di casa gli equilibri della partita e il Lecce potrebbe subire il ritorno del Cosenza e il colpo del KO se una magia di Falco (progressione per vie centrali, dribbling e palla collocata alle spalle del portiere Saracco all'82') non risvegliasse la squadra dall'incubo.
Ancora una volta la storia della partita racconta situazioni già viste. Dice che il Lecce è certamente più efficace e talvolta letale quando gioca lontano dal Via del Mare, ma a condizione di imporre il suo gioco e di far valere tecnica e velocità di esecuzione. Dice anche che il reparto difensivo dispone in questo momento di ottime varianti, idonee a blindare quanto sono capaci di costruire un centrocampo e un attacco ricchi di qualità e ben assortiti. Infine conferma che il risultato è spesso anche figlio di impalpabili equilibri psicologici e che molto contano i segnali provenienti dalla panchina: anche per la partita di Cosenza può essere avanzata qualche obiezione sui cambi, lasciando da parte considerazioni scontate sui tanti nomi in organico che al momento non hanno trovato spazio tra gli undici in campo. La scelta di inserire Armellino per dare consistenza al centrocampo non ha dato i risultati sperati, e questo può essere un fatto occasionale e non prevedibile. Ma la decisione di infoltire la linea difensiva, peraltro con il giocatore meno dotato tecnicamente, nel momento di maggiore spinta degli avversari, rischia di apparire l'espressione di paure che la squadra non può e non merita di soffrire.
Siamo tutti convinti che questa sia una stagione di transizione, fatta per crescere, trovare fiducia, divertire e divertirsi; se possibile però giocando per vincere, fino all'ultima partita. Questo primo scorcio di campionato dimostra che il Lecce può vincere molte partite, può perderne alcune per demerito o per sfortuna, ma non può rischiare di raccogliere meno di quanto dovrebbe scegliendo di snaturare il suo gioco e indulgendo in atteggiamenti speculativi o sparagnini.

(o-w.k.)