martedì 01 maggio 2018 Ritorno al futuro

Piazza S. Oronzo in festa per la promozione
Piazza S. Oronzo in festa per la promozione

C'è un unico ininterrotto filo rosso che lega il pianto carico di paure e amarezza della curva giallorossa a Verona, in quella sera di maggio 2012, e le lacrime e le emozioni che segnavano il volto dei tanti tifosi in curva e in tribuna al fischio finale di Lecce-Paganese, ultima partita in casa di questa faticosa serie C e punto di arrivo di una cavalcata durata un intero campionato. Quel filo rosso si chiama amore, dedizione al sacrificio e alla sofferenza (sportiva), fedeltà incondizionata a una squadra che più che altrove è espressione di un territorio, di un modo di vivere Lecce e il Salento, la "salentinità" (nelle sue espressioni migliori e in quelle negative), ed è la sintesi di uno spirito identitario che, diversamente da tanti altri casi, difficilmente si stempera o si annulla con il tempo, "nella buona e nella cattiva sorte" (calcistica). Quella con la Paganese è stata una partita di calcio, certamente, ma prima ancora una rappresentazione di questi sentimenti, di questi stati d'animo e della storia d'amore tra il Lecce e la sua terra, i suoi mari, i colori e le sfumature delle pietre del capoluogo e di città e paesi del Salento. E' stata una dichiarazione d'amore del popolo giallorosso verso i suoi colori durata 90 lunghi minuti e prima ancora sei giorni interminabili.
Domenica c'è stato anche calcio giocato, certo, che vale la pena raccontare per fotogrammi, piuttosto che come cronaca in sé. Il primo fotogramma è per Liverani, in piedi nell'area tecnica per tutta la partita, come al solito, attento e reattivo come sempre, un uomo che in questa avventura ha messo in gioco con passione il suo curriculum passato e futuro: ha certamente commesso qualche errore, si spera formativo, forse più dentro lo spogliatoio che sul campo, ma ha saputo rimediare con carattere, di sicuro con il supporto della società. Il tecnico ha dato un volto e una personalità alla squadra, elementi che più della qualità del gioco si sono rivelati determinanti per tagliare da primi il traguardo. Il secondo fotogramma ferma l'immagine degli undici in campo, partiti con la chiara intenzione di chiudere i conti con la terza serie, bravi a scrollarsi di dosso subito le residue paure e determinati nel ricercare la via della rete con giocate piacevoli ed efficaci. Un frame dedicato anche per Di Piazza: ancora una volta la punta leccese si è dimostrata volitiva e letale, e, messo nelle condizioni di colpire, ha trovato in più circostanze sulla sua strada Gomis, numero uno campano non particolarmente apprezzato nella sua breve esperienza leccese ma domenica molto efficace nel contrastare i tentativi leccesi di andare in goal. Il quarto scatto è dedicato ad Armellino, match winner questa domenica con un colpo di testa che indirizza in rete, sul primo palo, il calcio d'angolo battuto dal Lecce al 20' del primo tempo. Un goal che fa esplodere di gioia il Via del Mare e un goal per dire "ci sono anche io", dopo un campionato giocato non al massimo del suo potenziale, e prestazioni spesso messe in secondo piano dalla continuità di Arrigoni e dagli sprazzi di classe di Mancosu. L'ultima immagine della giornata è per Checco Lepore, inaspettatamente in panchina in avvio, odiato-amato capitano di questa squadra, che con il tempo ha saputo convincere nel suo ruolo di esterno arretrato, una pedina la cui importanza si è avvertita soprattutto quando non ha giocato, e che da primo tifoso domenica incitava la curva a sostenere la squadra negli ultimi dieci minuti prima del fischio finale e di una festa attesa per sei lunghi anni.
Inutile chiedersi ora se qualcuno ha rischiato di rompere il giocattolo proprio sull'ultimo rettilineo: per una volta è tema che non turberà il sonno dei tifosi. I ragazzi sono stati tutti bravi, dal baby Lezzi (speriamo di rivederlo ancora in campo) al gladiatore Cosenza, discutibile nello stile ma insostituibile per personalità in campo. Tutti sono stati intelligenti nel capire quale fosse la posta in gioco e per chi stavano giocando: una città, un territorio, un unico cuore che nel calcio e nel legame con la squadra ha spesso voluto o, suo malgrado, dovuto cercare un'occasione di riscatto e di affermazione. Il futuro sportivo, quello, è tutto da scrivere e dirà se la dimensione del Lecce potrà essere in serie B o in palcoscenici più importanti come è accaduto in passato, in un calcio che negli ultimi anni è diventato tuttavia sempre più un business e sempre meno passione e sudore, sempre più finanza e sempre meno cori e cuori palpitanti. Può di certo rassicurare la qualità della struttura societaria attualmente alla guida dei colori giallorossi, fatta da una miscela di passione, intelligenza e competenza e capace di mantenere le promesse con azioni calibrate e, alla luce dei fatti, credibili. A questa società e a queste persone oggi devono andare il ringraziamento e la riconoscenza della gente leccese.
Godiamoci il momento. Da domani sarà interessante capire se, anche in platee più competitive, sarà vincente il modello di società voluto da Sticchi Damiani, per necessità non imperniato sulla figura del mecenate, o del presidente padrone (e, talvolta, del presidente-istrione), ma votato piuttosto a mobilitare risorse, figure ed energie il più possibile vicine e legate al territorio. La speranza di tutti è che questo modello di "patto tra pari", di struttura societaria aperta, inclusiva, così simile alla terra che la squadra rappresenta, ugualmente aperta e accogliente, possa costituire un valore aggiunto per scrivere una nuova storia di successo.

(o-w.k.)