martedì 27 marzo 2012 Niente DASPO per nove tifosi

Annullato il DASPO a nove tifosi salentini, costretti a fare i conti da oltre un anno e mezzo con la giustizia. Il questore di Vicenza lo ha annullato accogliendo l'istanza dell'avvocato Giuseppe Milli. Il DASPO era stato emesso senza che i nove fossero stati indagati. La Cassazione aveva eliminato l'obbligo di firma rimandando al Questore la decisione sul DASPO. (a. m., Corriere del Mezzogiorno)

domenica 19 febbraio 2012 Ultras Lecce lanciano fumogeni Ferito un giocatore dilettante

Grave episodio di teppismo durante una partita di 3ª Categoria nell'antistadio del Via del Mare: colpito il portiere del Cavallino, ora in ospedale. Match sospeso
Grave episodio questa mattina al campo dell'antistadio di Lecce, dove era in corso una partita di Terza Categoria tra Stella Azzurra Lecce e Cavallino. Il portiere della formazione ospite è stato colpito da due grossi petardi, lanciati da un gruppetto di ultras del Lecce che stavano attendendo l'inizio della partita con il Siena, in programma alle 12,30 al Via del Mare, nelle immediate adiacenze del campo dell'antistadio.
Il portiere del Cavallino, Gianluca Lattante, di 31 anni, è stato trasportato in ambulanza all'ospedale "Vito Fazzi" di Lecce, in stato di forte choc. Le condizioni dell'estremo difensore saranno valutate nelle prossime ore. La partita è stata sospesa, sull'episodio indagano gli agenti della Digos.
(Marco Errico - gazzetta.it)

martedì 18 ottobre 2011 Due fra i fermati per gli scontri

A giudicare dal suo passato, sembra un veterano dei movimenti e di un certo ambiente militante. Valerio Pascali ha già un processo alle spalle, accusato quando ancora era minorenne di aver acceso un fumogeno durante una manifestazione per la Giornata dello Studente a Lecce. E’ stato assolto, unico fra quelli fermati in quell’occasione. Sabato è stato il primo ad essere portato in carcere mentre si trovava in una traversa di via Merulana. Era in un angolo, fermo. In testa aveva un casco, per proteggersi da eventuali oggetti volanti. Nelle tasche non aveva niente, né pietre, né altri oggetti pericolosi. Tra le mani, invece, stringeva una busta di limoni da usare per combattere il bruciore dei gas lacrimogeni. Ha avuto il tempo di dare il numero della sua fidanzata ad una giornalista di passaggio che chiedeva notizie nel vedere quel giovane tra alcuni poliziotti. Ora è in carcere e nega tutto. Ha 21 anni, viene da Lecce, da un anno vive a Bologna dove studia Giurisprudenza all’Università. Negli annali della Digos è rimasta anche traccia di un episodio precedente quando secondo gli agenti faceva parte delle frange violente della tifoseria leccese. Quando è arrivato a Bologna Pascali ha continuato a frequentare gli stessi ambienti. Ha partecipato a diversi cortei e manifestazioni dei collettivi autonomi. Era in Val di Susa durante le proteste con i No Tav. «Ma non è un violento e non risulta iscritto a nessun gruppo anarchico», chiarisce il padre di Valerio, Maurizio. E’ vero di sicuro, invece, che fa militanza attiva pacifica e solidale. «Durante l'emergenza immigrazioni a Lampedusa è stato sull'isola per conto di Emergency, e questo fa capire che mio figlio non è un violento», racconta ancora.
(www.lastampa.it)

lunedì 17 ottobre 2011 Studente a Bologna, arrestato con i black bloc

Studia giurisprudenza all'Alma Mater, ma è originario di Lecce dove le forze dell'ordine lo conoscono come uno degli ultrà della squadra pugliese.

A due giorni dagli scontri di Roma (che hanno provocato danni per oltre 1 milioni di euro e 135 feriti) e mentre in tutta Italia sono in corso controlli e perquisizioni condotti dalla Digos della questura di Napoli, a Bologna giunge la notizia che uno degli studenti arrestati nella capitale è iscritto all’ateneo felsineo, facoltà di giurisprudenza. Si chiama Valerio Pascali, ha 21 anni, nato a San Pancrazio Salentino e vissuto sempre, prima dell’inizio dell’università, tra la provincia di Lecce e di Brindisi.
Sconosciuto in città dalle forze dell’ordine, pare avere precedenti segnalazioni per eccessi da tifo calcistico sempre nella capitale e nel leccese e per il lancio di materiale fumogeno. I fatti risalirebbero a tre anni fa, quando Pascali frequentava ancora l’ultimo anno di liceo e che gli costò una denuncia a piede libero. Questa mattina, intanto, ci sarà il processo per direttissima al giovane pugliese, che sarebbe vicino al Caos (Comitato autonomo organizzazione studentesca), attivo nella regione d’origine del ragazzo. A suo carico, oltre ai fatti addebitatigli nella capitale, ci sono anche le attività investigative condotte dai vice questori aggiunti Vincenzo Zingaro e Francesco Barnaba, della questura di Brindisi.
(www.ilfattoquotidiano.it)

lunedì 26 settembre 2011 Siena-Lecce, daspo in arrivo per tifoso pugliese

(Adnkronos) - Si e' svolta senza problemi di ordine pubblico la seconda gara casalinga del Siena, disputatasi ieri al Franchi. I servizi preventivi pianificati, estesi anche alle strade utilizzabili dalla tifoseria leccese, hanno scoraggiato l'arrivo allo stadio di tifosi privi di tagliando o in possesso di artifizi pirotecnici ed oggetti atti ad offendere. Gli steward, in conformita' alla normativa vigente, hanno effettuato tutte le attivita' di bonifica, accoglienza, indirizzamento, osservazione e controllo accessi nei confronti di tutti i tifosi, ospiti e locali, che hanno fatto ingresso allo stadio, previa verifica della titolarita' del biglietto. Nel corso del secondo tempo, tuttavia, un tifoso leccese, residente in Abruzzo, arrabbiato per il secondo gol del Siena, ha deciso di accanirsi contro un seggiolino del settore ospiti, scagliando un calcio che lo ha completamente distrutto. Il gesto e' stato immediatamente rilevato dal personale della Polizia Scientifica attraverso il sistema di telecamere a circuito chiuso. Dell'episodio e' stata data immediata notizia al Dirigente del servizio e al personale presente nel settore e cosi', grazie alla sinergia tra gli operatori del Gos, la Polizia Scientifica e la Squadra Tifoseria della Digos, al termine dell'incontro, nella fase di deflusso, il tifoso 36enne e' stato avvicinato da personale della Digos e da questi identificato e denunciato e segnalato per l'adozione di un Daspo.
(http://firenze.repubblica.it)

mercoledì 13 luglio 2011 Scontri dopo Torino-Lecce del 2008 - Due condanne e sei assoluzioni

Due condanne e sei assoluzioni: si è concluso così oggi, in tribunale a Torino, il processo contro otto ultras del Lecce calcio relativamente agli incidenti della partita Torino-Lecce del 31 agosto 2008. A essere condannati a una pena di otto mesi di reclusione, per essersi camuffati con passamontagna, sono stati Massimiliano Vincenti, 26 anni, e Gianluca Miggiano, 23. Anche loro, come gli altri sei imputati, sono stati però assolti dall'accusa principale di detenzione di oggetti atti a offendere con la formula ''per non avere commesso il fatto''.
Gli otto supporter giallorossi furono fermati dalla Digos in quanto ritenuti responsabili del lancio di petardi durante la gara in questione, valida per il campionato di Serie A 2008/09, e degli scontri con la tifoseria granata fuori dallo stadio Olimpico di Torino. Nell'occasione furono sequestrati anche bulloni e bombe carta.
(www.quotidianodipuglia.it)

venerdì 08 aprile 2011 Daspo di Roma, gli ultras leccesi vincono il ricorso

ROMA – Annullate sei delle ventisette diffide comminate nei confronti di ultras del Lecce all’ombra del Colosseo. I tifosi del club giallorosso ai quali era stato vietato l’accesso alle manifestazioni sportive, dopo fatti avvenuti a Roma il 30 ottobre del 2010, e che hanno vinto il ricorso presentato davanti al Tar del Lazio, potranno tornare a sedersi sugli spalti del “Via del Mare” e di altri stadi italiani. Una sentenza che potrebbe fare da apripista anche per altri. Cioè, il grosso del gruppo, composto da coloro che non hanno potuto o voluto sfilare davanti ai giudici amministrativi, per i motivi più svariati. A partire dalle spese, non proprio basse, per sostenere l’appello. Se, infatti, come sembra, i legali faranno richiesta di archiviazione al pubblico ministero, usando come “ariete” proprio l’odierna sentenza, ci sarà comunque speranza per tutti.
L’impianto accusatorio s’è incrinato, dunque. Il castello, questa mattina, è crollato davanti al Tar del Lazio. E per diversi motivi. Innanzitutto, perché alcuni fatti non sarebbero verificabili in modo così netto da poter additare i responsabili con certezza assoluta. E si parla della questione riguardante un fumogeno acceso nel corso della gara. Poi, ed è l’aspetto peculiare della sentenza, perché in altri casi non sussisterebbero, di base, le condizioni che fanno scattare la diffida, previste dalla legge 401 del 1989. Addio Daspo, dunque, anche per gli episodi contestati nei pressi della stazione Termini. Cioè, un’ipotetica interruzione di pubblico servizio ed il rallentamento del treno dovuto all’azione del freno d’emergenza.
La battaglia è stata condotta dagli avvocati Lorenzo Contucci, romano, e Giuseppe Milli, leccese, che fin dalle prime battute avevano creduto nella possibilità di fare breccia nelle menti nei giudici, portando argomentazioni piuttosto convincenti (leggi). Fra cui, diverso materiale fotografico. E devono essere state piuttosto solide, le argomentazioni, se è vero che il Tribunale amministrativo regionale del Lazio (presidente Linda Sandulli) ha emesso un’ordinanza che ribalta quanto stabilito in prima istanza, con le diffide firmate dal questore di Roma, Francesco Tagliente.
Gli avvocati, per ora, non anticipano molto e attendono la stampa per domani mattina. Una conferenza è stata convocata presso lo studio legale di Giuseppe Milli, proprio per illustrare i dettagli della sentenza e le prossime mosse. Ma qualcosa si può già dedurre. Per l'accensione di un fumogeno dagli spalti, rispondevano in quattro. Un atto di folklore, che, sebbene severamente vietato dalle disposizioni vigenti, continua ad essere perpetrato dalle curve di tutta Italia ogni domenica. Il materiale condotto dai legali potrebbe quindi aver convinto i giudici a ritenere che non vi sia certezza sull’autore materiale dell’accensione, né che, chi si trovasse davanti in quel momento, stesse tentando coscientemente di fare scudo con il corpo ed evitare l’identificazione a distanza.
Infine, altri rispondevano di vicende avvenute alla stazione Termini, dopo l’incontro di calcio fra Roma e Lecce. I tifosi salentini sono stati fermi a lungo dentro lo stadio Olimpico per l’identificazione, che ha riguardato novantasette di loro, e sono arrivati allo scalo ferroviario quasi a ridosso della partenza del treno per fare rientro a casa (più di qualcuno aveva lasciato l’auto parcheggiata a Frosinone). Qui, però, anche l’alt della polizia: niente convoglio senza biglietto. Qualcuno lo avrebbe fatto, altri avrebbero aggirato il blocco, salendo comunque a bordo. E sarebbe anche stato tirato il freno, per attendere gli amici rimasti a terra. Tutti fatti per i quali, si può ipotizzare, non sarebbe legittimo un Daspo.
Per l'avvocato Milli si tratta di una "clamorosa vittoria di tutta la tifoseria leccese, ingiustamente allontanata per dieci gare dalla sua squadra del cuore. E che vi sia correlazione tra i fatti di Roma ed il blocco delle trasferte imposte dall'Osservatorio sulle manifestazioni sportive, non lo dice solo la logica - commenta -, ma anche il questore di Bologna, Luigi Merolla. Nella trasferta successiva, proprio a Bologna, durante una conferenza stampa, commentando il divieto di trasferta imposto dal Cams, disse che 'i tifosi leccesi sono stati puniti per i fatti gravissimi di Roma-Lecce'. Non mi sembra - conclude Milli -, leggendo le motivazioni del Tar, che i fatti siano stati gravissimi, tantomeno che potessero intergrare una fattispecie penale".
Link: il testo della sentenza
(www.lecceprima.it)

giovedì 06 gennaio 2011 Lecce-Bari, sequestro 14 bombe carta

(ANSA) - LECCE, 6 GEN - Quattordici bombe carta sono state sequestrate dalle forze dell'ordine durante l'attivita' di bonifica preventiva compiuta nell'area intorno allo stadio di Via del Mare. Gli ordigni - secondo la Digos di fattura artigianale e confezionati con materiale altamente deflagrante - sono stati trovati in una busta di plastica tra gli alberi nell'area a ridosso tra la curva nord e la tribuna est. La scientifica ha proceduto al rilevamento delle impronte digitali per risalire agli eventuali responsabili.
(http://www.ansa.it)

giovedì 06 gennaio 2011 Aggredirono Diamoutene incastrati da video e foto

LECCE (5 gennaio) - Una foto e un video hanno incastrato i presunti autori dell’aggressione al difensore maliano Souleymane Diamoutene. I loro nomi, Juri Zecca, di 18 anni, e Marco Falbo, di 22, entrambi di Lecce, compaiono fra i 37 indagati della Procura nell’ambito dell’inchiesta sul tifo violento e sull’esistenza di un’associazione per delinquere che avrebbe curato le azioni della frangia più violenta dei tifosi giallorossi. Dalle carte delle indagini, ora che è stato notificato l’avviso di conclusione, emergono alcuni particolari sull’identificazione dei due presunti aggressori del difensore maliano. L’episodio è avvenuto il 2 dicembre scorso durante un allenamento nel campo sportivo di Calimera. Un gruppo di tifosi, giunto sul terreno di gioco, circondò i giocatori e, poi, aggredì Diamoutene che venne strattonato e minacciato per avere indossato in passato la maglia del Bari. Qualcuno tentò anche di togliergli la casacca giallorossa. L’intervento degli altri giocatori del Lecce e dell’allenatore mise fine all’aggressione. Gli ultrà si spostarono sulle tribune da dove furono lanciati fumogeni e bombe carta. Diamoutene, per quell’episodio, ha presentato querela. E, sentito dagli agenti della Digos, ha riconosciuto nella foto di Zecca uno dei suoi aggressori. Falbo è stato individuato in maniera diversa. I poliziotti hanno acquisito un video registrato durante l’aggressione a Diamoutene. Nelle immagini si vede un tifoso che indossa un giubbotto celeste e che mette le mani sul giocatore. Dal colore del capo di abbigliamento, gli investigatori sono risaliti a Falbo che, quella sera, indossava proprio un giubbino simile. L’inchiesta sul tifo violento è uscita allo scoperto nel maggio del 2009 quando furono eseguiti anche 14 arresti fra carcere e domiciliari. Da allora le indagini sono andate avanti. Sono state estese ad altri episodi. E ci sono stati nuovi indagati. Così oltre ai nomi di Falbo e di Cezza, sono entrati nell’inchiesta anche quelli di Vito Cristian Baglivo, 36 anni, di Lecce; di Alessandro Bosco, 27 anni, di Lecce; di Andrea Capasa, 26, di Lecce; di Rocco Durante, 26, di Leverano; di Giuseppe Feudo, 40, di Lecce; di Andrea Ferreri, 35, di Lecce; di Marcello Impellizzeri, 22, di Lecce; di Gianluca Leone, 28, di Squinzano; di Antonio Peciccia, 25, di Lecce; di Salvatore Andrea Polimeno, 21, di Lecce; di Riccardo Signore, 18, di Lecce; di Giancarlo e Massimiliano Vincenti, 26, di Muro. A loro - a vario titolo - si contestano alcuni episodi avvenuti di recente: lancio di petardi allo stadio, minacce nei confronti di alcuni ultrà della curva nord che non volevano adeguarsi al silenzio proclamato contro la tessera dei tifoso; aver impugnato cinghie e tentato di aggredire tifosi della squadra avversaria. Erano già emersi, in occasione dell’operazione che il 27 maggio del 2008 portò all’esecuzione degli arresti, i nomi degli altri indagati: Gianluca Campilongo, 28 anno, di Carmiano; Stefano Chironi, 30 anni, di Lecce; Leo De Matteis, 30, di Lecce; Salvatore De Matteis, 32, di Lecce; Andrea De Mitri, 35, di Lecce; Simone De Mitri, 31, di Surbo; Gaetano De Pascali, 22, di Muro; Giampiero Greco, 27, di Merine; Gianluca Greco, 37, di San Cesario; Cristian Grieco, 36, di Lecce; Marco Malinconico, 25, di Lecce; Stefano Melli, 36, di Lecce; Juri Palazzo, 23, di Lecce; Marco Pennetta, 38, di Lecce; Claretta Pindinello, 24, di Racale; Alberto Pino, 56, di Lecce; Carmine Quarta, 26, di Surbo; Nicola Luciano Rizzo, 31, di Carpignano; Antonio Paolo Rolli, 30, di Leverano; Andrea Sammati, 37, residente a Castromediano; Marcello Santopietro, 35, di Lecce; Pier Vincenzo Spagnolo, 33, di Campi. «Riguardo il procedimento per il quale sono state concluse le indagini - precisa l’avvocato Giuseppe Milli, difensore di diversi indagati - invito tutti ad attendere gli esiti del processo, sempre se sarà celebrato, e ricordo che rispetto alla originaria imputazione la Corte di Cassazione, sia pure in sede cautelare, ha avuto modo di fare già importanti chiarimenti in merito. Non aggiungo altro se non che non sempre è oro quello che luccica».
(http://www.quotidianodipuglia.)

giovedì 02 dicembre 2010 Insulti ed aggressione - Paura per Diamoutene

Episodio da dimenticare a Lecce. Alcuni ultrà salentini sono entrati sul terreno di gioco dello stadio di Calimera, dove la squadra si stava allenando, e hanno insultato il difensore Souleymane Diamoutene. Gli ultrà pretendevano che il nazionale del Mali si sfilasse la maglia e un paio di loro hanno tentato di farlo con la forza. Per alcuni momenti si è temuto lo scontro fisico, qualcuno ha anche messo le mani addosso al giocatore. L'intervento dei compagni di squadra e dell'allenatore De Canio è servito a riportare la calma, mentre Diamoutene è tornato negli spogliatoi.
Dopo un breve conciliabolo tra la squadra e gli 'ultra', questi ultimi hanno lasciato il terreno di gioco e si sono sistemati sugli spalti. La seduta di allenamento è quindi ripresa, con Diamoutene che ha raggiunto nuovamente i compagni di squadra, ma a quel punto gli 'ultra' hanno ricominciato a lanciare cori offensivi nei confronti del calciatore, che dopo pochi minuti ha lasciato l'allenamento tornando definitivamente negli spogliatoi. [...]
Souleymane Diamoutene ha successivamente chiarito gli eventi: "Non c'è stato alcun insulto razziale, solo offese personali sui miei trascorsi con la maglia del Bari". Il giocatore ribadisce che le frange più intolleranti dei sostenitori leccesi non gli perdonano di aver vestito lo scorso campionato i colori biancorossi e gli ripetono sempre: 'Sporco barese'.
"Sono dispiaciuto per quanto è successo - racconta il giocatore - mi sono venuti contro, mettendomi le mani addosso e cercando di sfilarmi la maglia di gioco. Nonostante l'accaduto sono molto sereno. L'unico mio cruccio è che oggi non mi sono potuto allenare regolarmente con i miei compagni. Sono andato in palestra, anche per stare un pò più tranquillo. Ora pensiamo solo e soltanto alla gara di domenica contro il Genoa. Poi avremo modo e tempo di parlare con la società. Io qui a Lecce sto bene: volevo rimanere e voglio rimanere. E' normale che tutte le valutazioni del caso, anche alla luce di quanto è accaduto questo pomeriggio, dovrò farle con la società".
(http://www.repubblica.it)